Nonostante gli anni trascorsi dalla sua tragica scomparsa a Imola, il nome di Ayrton Senna continua a evocare un’emozione che scavalca i confini dello sport, ne ha parlato Carlo Cavicchi, storico direttore di Autosprint e amico del campione brasiliano, nell’intervista rilasciata a Marco Tarozzi per “Tutta mia è la città”. Ne sono usciti ritratti inediti di un uomo che è diventato un fenomeno di costume e un’icona dell’immaginario collettivo.
L’Uomo dietro il Pilota: perfezionismo e sintesi
Fuori dalle piste, Senna era una figura complessa, spesso descritta come “l’uomo dalla sofferenza in faccia”. Cavicchi lo ricorda come una persona monotematica: le sue conversazioni ruotavano quasi esclusivamente attorno alle automobili e alla competizione. Non amava il pettegolezzo e manteneva un riserbo assoluto sulla sua vita privata.
Ciò che lo rendeva unico era la sua capacità di sintesi e il suo estremo perfezionismo. Cavicchi sottolinea come Senna non lasciasse nulla al caso: ogni dettaglio tecnico della monoposto doveva essere perfetto. Questa dote, unita a un’intelligenza fuori dal comune, portava molti a credere che, una volta conclusa la carriera agonistica, avrebbe potuto avere un futuro brillante in politica magari alla guida del Brasile.
Ayrton Senna e Michael Schumacher sul podio a Monza, nel 1992 (Wikipedia – Immagine di pubblico dominio per scaduti termini di Copyright)
Il 1994 e la battaglia per la verità di Cavicchi e Autosprint
L’anno della tragedia, il 1994, fu un periodo turbolento. Senna non si sentiva a suo agio nella scuderia Williams, dove percepiva una mancanza dell’attenzione tecnica a cui lui era abituato. Cavicchi ricorda il clima di tensione pre-gara e la successiva inchiesta di Autosprint sulla rottura del piantone dello sterzo.
Nonostante le forti pressioni e le cause miliardarie mosse dal mondo della Formula 1, che preferiva gestire l’incidente come un “fatto interno”, la rivista portò avanti una battaglia giornalistica durata anni per dimostrare che l’uscita di strada fu causata da un cedimento meccanico. La giustizia, infine, diede ragione a questa tesi, confermando la professionalità del team editoriale.

Memoriale Ayrton Senna a Imola (© Biblioteca Salaborsa)
Un gesto di rispetto: le foto di Senna mai pubblicate
Un aneddoto toccante riguarda il fotografo Angelo Orsi, grande amico di Senna, che si trovava casualmente alla curva del Tamburello al momento dell’impatto. Orsi scattò immagini drammatiche che avrebbero avuto un valore economico immenso per la stampa scandalistica.
Tuttavia, Cavicchi e Orsi decisero di non pubblicare mai quegli scatti. «Il nostro giornale è un giornale di passione, non di dolore» ha dichiarato Cavicchi, sottolineando come il rispetto per l’amico e per l’uomo venisse prima di qualsiasi operazione commerciale.
L’eredità di un campione divisivo
Oggi Senna è celebrato unanimemente, ma Cavicchi ricorda che quando correva era una figura divisiva: o lo si amava o lo si odiava. Il suo magnetismo, i suoi “occhi che bucavano lo schermo”, continuano ad attirare nuove generazioni di fan che non lo hanno mai visto correre dal vivo. La sua eredità risiede in quel mix unico di talento puro, visione e impegno totale, un condensato di doti che lo rende, ancora oggi, un punto di riferimento insuperabile per chiunque ami la velocità.
