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Bologna, biciclettai in rivolta contro bici e monopattini truccati

I monopattini elettrici e le bici truccate sono diventati un vero problema per gli utenti delle strade: i venditori di bici bolognesi si oppongono

Bologna, il problema dei monopattini elettrici
Fonte immagine: Depositphotos

Da qualche anno a questa parte è esplosa la moda dei monopattini elettrici, strumenti utili per muoversi quotidianamente che senza le dovute regolamentazioni si sono trasformati in veri e propri pericoli stradali. Gli utenti della strada (dai pedoni alle auto) devono prestare sempre più attenzione a questi mezzi, che tra l’altro vengono spesso “truccati” arrivando anche a toccare i 50 o 60 kilometri orari. Di conseguenza, anche gli incidenti sono ormai all’ordine del giorno.

I pericoli delle strade di  Bologna tra monopattini elettrici e bici truccate lanciate ad alte velocità: i venditori di biciclette dicono basta

Sul quotidiano Repubblica, Luca Baccolini riporta le parole dei venditori di biciclette di Bologna. «Ci definiamo “biciclettai etici”. Rifiutiamo qualsiasi intervento abbia a che fare con l’elettronica e con le bici modificate» raccontano i proprietari di alcuni negozi di biciclette situati in diverse parti della città.

«Ci rifiutiamo di fare quelle modiche anche per non contribuire allo sfruttamento dei rider» proseguono, evidenziando come siano soprattutto i fattorini delle grosse compagnie di delivery a fare uso di questi mezzi per effettuare le consegne in modo più veloce ed efficace. Con bici e monopattini elettrici lanciati ad alte velocità lungo le nostre strade, però, il rischio di incidenti anche gravi è sempre presente.

Negli ultimi giorni, ad esempio, due carabinieri sono stati investiti da un monopattino che non si era fermato all’alt, mentre in via delle Moline una bambina di quattro anni è stata gettata a terra da un rider. Due casi in pochi giorni che testimoniano quanto denunciato dai biciclettai bolognesi.

Ciononostante, il mercato delle e-bike appare in crescita. Se nel 2019 le bici elettriche rappresentavano l’11% della merce venduta, oggi siamo arrivato al 20%. Il picco risale invece al 2022, con 337mila esemplari venduti. «Tutto è nato dalla crisi della cultura ciclistica. Ci si è convinti che la bici sia faticosa. Anche le fat bike, però, hanno i loro lati negativi. I freni, ad esempio, sono di scarsa qualità e devono lavorare su una massa molto più grande. C’è poi il problema delle gomme: si forano facilmente» concludono.

 

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