Non solo botteghe e artigiani: a Bologna sono in crisi anche i ristoranti. Lo dimostrano i dati dell’estate 2026, affiancati da un numero sempre maggiore di ristoratori, osti e chef che decidono di abbassare la serranda. Non una situazione rosea per il capoluogo emiliano, che si ritrova a gestire un turismo molto diverso rispetto a quello degli anni passati.
Estate 2026 senza sold-out nemmeno nei ristoranti: gli chef di Bologna fanno i conti con una grande quantità di turisti che vanno al risparmio. Ascom: «Momento difficile per i locali del centro storico, con aumento dei costi e calo dei consumi. Situazione nettamente migliore in provincia e sull’Appennino»
Come racconta Francesca Blesio sul Corriere di Bologna, in città è stata un’estate senza grandi pienoni. I ristoranti in centro hanno registrato introiti in calo, con molti tavoli vuoti, dehors poco affollati e una minore quantità di prenotazioni. Non era un problema nemmeno trovare un posto a ridosso della data, cosa solitamente complicata. Di conseguenza, purtroppo, diversi locali hanno già iniziato a chiudere, l’ultimo dei quali è il Ristorante Sotto L’Arco di Alessandro Panichi.
Il problema dei ristoranti del centro è dovuto generalmente a un pubblico di turisti che tendono a spendere meno, dividendosi i piatti ed evitando di ordinare vino o amari. «La ristorazione a Bologna sta attraversando un momento di difficoltà. Le temperature altissime, quest’estate, non hanno aiutato. I dehors hanno lavorato pochissimo. In più c’è stato un importante calo dei consumi. Il turismo che abbiamo oggi in città sta spendendo un po’ meno: si divide i piatti, non beve vino. È obiettivamente un momento difficile» commenta il presidente dei ristoratori di Ascom Bologna Roberto Melloni, che comunque sottolinea come la situazione sia molto migliore per i ristoranti situati in provincia o sull’Appennino.
Massimo Zucchini, presidente di Confesercenti Bologna, aggiunge: «Girando per la città si nota una marea di posti nuovi. Se prima il dato statistico era un tempo medio di tre o quattro anni per un’attività che reggeva abbastanza, la sensazione è che quel tempo sia calato perché la rotazione ora è altissima. Con l’aumento dei costi, oggi, o si alzano i prezzi o non ci si salva. Per via del turismo si mangia a tutte le ore, mentre dopo mezzanotte o l’una la città è deserta: in assenza di eventi non si vede più nessuno in giro».
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