L’emergenza anziani in Emilia-Romagna rischia di aggravarsi ulteriormente. A lanciare l’allarme sono i gestori delle strutture private per persone non autosufficienti, delle case di riposo, alle prese con una doppia difficoltà: da una parte l’aumento dei bisogni assistenziali, dall’altra la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Un quadro che, secondo Gianluigi Pirazzoli, presidente regionale di Anaste, sta portando il settore verso una situazione sempre più critica. «La situazione delle case di riposo degli anziani sta evolvendo verso il peggio», ha spiegato durante la presentazione del bilancio sociale 2025 dell’associazione.
Anaste rappresenta 36 strutture, 25 delle quali nella provincia di Bologna, per un totale di circa 2.500 posti letto. Le 23 realtà analizzate nel bilancio hanno accolto nel corso del 2025 1.695 persone: il 71% erano donne e il 72% aveva più di 80 anni. Numeri che raccontano la crescente complessità delle condizioni degli ospiti e la necessità di un’assistenza sempre più intensa e specializzata.
Mancano infermieri e operatori: chi sostiene il sistema delle case di riposo?
La carenza di personale rappresenta uno dei principali nodi. Secondo le stime citate dall’associazione, a livello nazionale mancherebbero circa 60mila infermieri e 200mila posti letto. Le strutture private faticano così a competere con il settore pubblico, che può offrire retribuzioni mediamente superiori. «Non c’è più la vocazione», osserva Pirazzoli, spiegando che oltre il 60% dei lavoratori impiegati proviene ormai dall’estero. «Abbiamo persone che sono al limite dell’ospedale, ma nel pubblico infermieri e OSS prendono 200-300 euro in più. Se li riconoscono, li diamo anche noi, però qualcuno deve darci un aiuto».
La richiesta alla Regione: «Serve un tavolo»
Per Anaste non è più possibile affrontare l’emergenza con interventi isolati. «Il sistema di dieci anni fa non esiste più. È finito», sottolinea Pirazzoli, chiedendo alla Regione di convocare un tavolo di confronto con gli operatori. «La crescita dei bisogni assistenziali non può essere affrontata da soli. Chiediamo alle istituzioni collaborazione e co-progettazione». La richiesta nasce dalla consapevolezza che il problema non possa essere risolto né dagli enti pubblici né dai gestori privati separatamente. «L’anzianità corre più di quello che le istituzioni riescono a fare», afferma Pirazzoli. E conclude con un’immagine particolarmente netta: «Non siamo più in grado di sostenere il sistema che in questo momento fa acqua da tutte le parti. Continuiamo a mettere dei cerotti fino a che la nave affonda».
