Un documento dell’Ufficio Statistica della Città Metropolitana di Bologna citato dal Corriere di Bologna evidenzia come, negli ultimi dieci anni, il panorama sociale di Bologna e della sua provincia sia cambiato radicalmente.
Il numero totale delle famiglie è aumentato (+4,7%) ma sono diventate sempre più piccole e frammentate, un cambiamento che ormai è da considerarsi strutturale per via del costante invecchiamento della popolazione e dal calo della natalità.
Bologna, una città di “anziani single”
Oggi, il 45,3% dei nuclei familiari della Città Metropolitana è composto da una sola persona; questo dato non solo supera la media nazionale (37,1%) ed europea (37,3%), ma esplode nel capoluogo: a Bologna città il 53,4% dei residenti vive solo, con una media di appena 1,82 componenti per famiglia.
L’identikit di chi vive solo rivela una prevalenza femminile (52,6%) e una forte incidenza di anziani, con oltre 52.500 persone sole che hanno più di 75 anni.
Differenze tra zone differenti della Provincia
Lo studio evidenzia una netta distinzione tra le diverse aree del territorio metropolitano. L’appennino è l’epicentro dell’invecchiamento, con nuclei ancor più piccoli della città con Lizzano in Belvedere che ha il record di famiglie unipersonali (56,4%).
La pianura invece è in controtendenza e ospita il maggior numero di bambini e famiglie numerose con dati aumentati anche dalla presenza di giovani stranieri.
Rischi sociali di una società di famiglie unipersonali
L’articolo del Corriere sottolinea anche i rischi di questa nuova realtà delle famiglie unipersonali.
- In Città (Bologna): L’alto numero di single alimenta la crisi abitativa e aggrava il rischio di isolamento sociale per la popolazione anziana.
- In Appennino: La scarsa densità abitativa e la frammentazione dei nuclei rischiano di causare una desertificazione dei servizi, rendendo difficile l’assistenza di base.
- In Pianura: L’alta concentrazione di minori e l’immigrazione pongono sfide legate al sovraccarico dei servizi educativi e alla necessità di percorsi di integrazione efficaci.
Questi dati, quindi, sono fondamentali per orientare le politiche future verso un modello che possa rispondere ai bisogni della popolazione che aumenta, ma che è sempre più sola.
