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Cronache

Il cardinale Zuppi lancia l’allarme: «Il centro storico rischia di diventare una vetrina vuota»

Il presidente della Cei descrive un cambiamento rapido e visibile nelle parrocchie del centro. L’assenza di famiglie e bambini non segnala solo un dato demografico ma un mutamento profondo del tessuto sociale.

Bologna (©RadiaBo)
Bologna (©RadiaBo)

Il centro storico di Bologna sta vivendo una trasformazione profonda e accelerata, capace di incidere non solo sull’economia e sul turismo, ma anche sulla vita sociale e religiosa. A fotografare il cambiamento è il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo della città e presidente della CEI, che osserva con preoccupazione il progressivo svuotamento residenziale delle zone più centrali.

Secondo il porporato, il fenomeno è evidente soprattutto nelle parrocchie comprese tra Santo Stefano e Strada Maggiore, dove quest’anno, per la prima volta, su un bacino di tre comunità non risulta alcun bambino iscritto al catechismo. Un dato che segnala non tanto una crisi di fede quanto una trasformazione strutturale della composizione sociale.

Tram, via San Felice (© Comune di Bologna)

Via San Felice (foto di Comune di Bologna)

«È molto preoccupante.»

Alla domanda se l’assenza di bambini rappresenti un segnale allarmante, il cardinale risponde senza esitazioni: «Molto. È molto preoccupante.». Un giudizio netto che sottolinea la rapidità con cui il volto del centro storico è cambiato negli ultimi anni.

Zuppi spiega che il fenomeno è il risultato di una successione di passaggi: prima l’arrivo massiccio di studenti fuori sede, poi l’espansione degli affitti brevi e delle strutture ricettive. «Negli ultimi anni, infatti, gli studenti hanno mandato via le famiglie, e i Bed&Breakfast hanno poi mandato via gli studenti. Il risultato è che oggi assistiamo a un cambiamento oggettivo, del territorio, non c’è dubbio».

Parrocchie senza residenti

Il mutamento si riflette anche nella vita pastorale quotidiana. I parroci, racconta l’arcivescovo, trovano sempre più spesso edifici vuoti o convertiti ad altre funzioni. «Parlando con i parroci, quella che emerge ormai è una realtà cambiata: quando vanno a fare le benedizioni nelle case non trovano nessuno o quasi da benedire. Trovano, invece, uffici e B&B. Le famiglie sono sempre meno».

Questo scenario restituisce l’immagine di un centro animato da attività economiche e flussi turistici, ma con una presenza sempre più ridotta di residenti stabili, soprattutto giovani nuclei familiari, penalizzati dall’aumento dei canoni d’affitto e dal generale calo demografico.

Le due torri di Bologna, Garisenda e Asinelli

Le due torri di Bologna, Garisenda e Asinelli (© Wikipedia)

Il rischio identità per la città

Per Zuppi la questione non è soltanto urbanistica o abitativa, ma culturale. «Il centro rischia di diventare una vetrina vuota, e così rischia allo stesso tempo di perdere il carattere che invece deve avere, cioè esprimere una comunità intera, quella della città».

Il cardinale riconosce che il cambiamento è inevitabile e fisiologico nelle realtà urbane, ma invita a governarlo con consapevolezza: «Poi, certo, le città cambiano, le stagioni cambiano, però dobbiamo provare a gestire e a moderare i fenomeni, a guidarli, altrimenti poi rischiamo che siano i fenomeni a guidare noi».

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