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Cronache

Bologna guida il turismo regionale: superati i due milioni di arrivi

Oltre 13 milioni di arrivi in regione nel 2025, ma dietro il boom del turismo restano però aperte le questioni legate ai salari bassi e alla precarietà.

Piazza Maggiore, Bologna
Piazza Maggiore, in pieno centro storico a Bologna (©Radiabo)

L’Emilia-Romagna chiude un 2025 da record sul fronte turistico e, per la prima volta, Bologna conquista il primato regionale per numero di arrivi. La città supera quota due milioni di visitatori, sorpassando Rimini, che mantiene però la leadership per quanto riguarda i pernottamenti complessivi. A certificare il cambio di scenario è il report realizzato dall’Osservatorio Ires Emilia-Romagna e Filcams Cgil, che evidenzia una crescita generalizzata dei flussi turistici. Nell’ultimo anno la regione ha registrato oltre 13 milioni di arrivi e più di 44 milioni di presenze, con un incremento significativo rispetto al 2024. A trainare il comparto è soprattutto il turismo internazionale, in forte espansione sia negli ingressi sia nelle permanenze.

Via Indipendenza, Bologna

Un tratto di Via Indipendenza (©Radiabo)

Bologna e il boom delle città d’arte

Secondo l’analisi, il turismo regionale sta vivendo una trasformazione profonda. Le città d’arte stanno assumendo un ruolo sempre più centrale, mentre il turismo balneare mostra segnali di rallentamento rispetto al passato. Bologna, grazie alla sua offerta culturale, universitaria ed enogastronomica, si conferma uno dei poli più attrattivi del Paese.

«Il 2025 è stato per il turismo un anno record, in particolare in Emilia-Romagna», spiega Giuliano Guietti, presidente di Ires Emilia-Romagna. Anche Emiliano Sgargi, segretario generale Filcams Cgil Emilia-Romagna, sottolinea come il quadro stia cambiando rapidamente: «C’è una flessione significativa del turismo costiero balneare e una contrazione importante del termale, mentre esplode il turismo nelle aree urbane».

Crescono i numeri, non gli stipendi

Dietro i dati positivi, però, emergono anche criticità legate al lavoro. L’indagine evidenzia infatti salari bassi, forte diffusione del part-time e precarietà occupazionale. Nel settore degli alloggi, solo una minima parte dei dipendenti risulta assunta a tempo pieno e indeterminato. «Questa euforia sui numeri non è accompagnata da un’adeguata attenzione alle condizioni di lavoro», denuncia Sgargi, che chiede un confronto per redistribuire in modo più equo la ricchezza prodotta dal turismo.

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