Il priore Ferrari osserva che, nel regno del silenzio, i social finiscono inevitabilmente per fare rumore. Spiega che la cella monastica non è il luogo adatto per guardare film in solitudine e che sarebbe molto più sano pensare a momenti condivisi, capaci di favorire una crescita comune. A suo giudizio, piattaforme come Netflix e altri servizi di streaming, così come social network quali Instagram e TikTok, , dovrebbero essere evitati senza esitazioni in quanto progettati per creare dipendenza.
Saper gestire internet con grande sapienza
Il priore precisa di non rilevare una tendenza diffusa o preoccupante all’uso frequente dei social tra i monaci. Sottolinea però la necessità di una riflessione: in un contesto come quello monastico, dove sono centrali il silenzio, l’ascolto e la qualità delle relazioni, l’utilizzo di internet deve essere gestito con grande sapienza.
Quanto alla sua comunità, spiega che molto dipende dalle singole persone. I giovani che entrano in monastero arrivano con una cultura digitale già strutturata; è soprattutto a loro che rivolge l’invito a maturare una gestione consapevole di strumenti potenti, dalla forza sorprendente e non sempre positiva.
Il Postulantato
Il priore spiega inoltre che il Postulantato, tempo dell’esercizio del senso critico, è una fase pensata per accompagnare un graduale adeguamento psicologico alla nuova vita. In questo percorso propone di educare a un uso consapevole di internet e dei social, aiutando a comprenderne rischi e potenzialità, ma anche a riscoprire il valore della cella e della solitudine. L’obiettivo è maturare una disciplina equilibrata e un autentico distacco.
Un reale distacco per i novizi
Per i novizi, l’indicazione si fa più netta: nel tempo del noviziato, afferma, occorre vivere un reale distacco, sospendendo l’uso dei social e di internet in cella, evitando la visione individuale di film o video e rinunciando ad abbonamenti a piattaforme come Netflix. Anche la comunicazione con familiari e amici tramite WhatsApp dovrebbe essere regolata, così come l’uso dello smartphone, da concordare con il maestro dei novizi.
Il suo rapporto con i social
Quanto al suo rapporto personale con i social, chiarisce di utilizzare Facebook come strumento informativo, per raccontare i viaggi nelle comunità e condividere riflessioni sulla Parola di Dio e le omelie.
Infine, precisa che l’accento posto sulla visione di film in cella non nasce dall’idea che in monastero si passi il tempo davanti agli schermi. La sua è una proposta in positivo, che intercetta un rischio diffuso anche nel mondo laico: quello che l’uso dei social finisca per trasformare la pratica della cella in un semplice formalismo.
(Fonte: Il Resto del Carlino, Lucia Bigozzi)