Seguici su

Ciao, cosa stai cercando?

Cronache

Le parole perdute della nostra epoca: Postiglione racconta la crisi della civiltà contemporanea

Nel nuovo libro del vicedirettore del «Corriere della Sera» un viaggio tra concetti svuotati e significati smarriti.

Venanzio Postiglione

Viviamo immersi in parole che pronunciamo continuamente ma che, forse, non comprendiamo più fino in fondo. Termini fondamentali della convivenza civile e del pensiero occidentale sembrano essersi progressivamente consumati, svuotati dalla velocità della comunicazione contemporanea, dall’aggressività dei social network e da una politica sempre più semplificata. È da questa riflessione che prende forma «Le dieci parole tradite», il nuovo libro di Venanzio Postiglione, vicedirettore del «Corriere della Sera», pubblicato da Solferino e al centro di una presentazione in programma martedì nella Sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio di Bologna insieme al cardinale Matteo Zuppi e al giornalista Marco Ascione.

L’opera di Postiglione si muove lungo un percorso che è insieme culturale, linguistico e civile. Le parole scelte dall’autore — Democrazia, Felicità, Fraternità, Libertà, Misura, Pace, Pianeta, Parità, Talento e Verità — diventano il punto di partenza per riflettere su una società che sembra avere smarrito il senso profondo dei propri riferimenti. Uno studio, una ricostruzione del rapporto tra linguaggio e identità collettiva, in un tempo segnato da polarizzazioni, slogan e comunicazione istantanea.

A Venanzio Postiglione il Premio Montale Fuori di casa | La Statale News

Dalla crisi della democrazia alla fragilità della verità: le parole di Postiglione

Tra i concetti affrontati nel libro, quello di democrazia occupa inevitabilmente una posizione centrale. Postiglione descrive una parola ancora formalmente presente nel dibattito pubblico ma sempre più appesantita da aggettivi e distorsioni. «Populista», «illiberale», «artificiale»: definizioni che testimoniano la difficoltà contemporanea nel riconoscere un significato condiviso a uno dei pilastri della civiltà occidentale.

La riflessione dell’autore si allarga poi al tema della verità, oggi continuamente messa in discussione da un ecosistema digitale che tende a sovrapporre opinioni, propaganda e realtà. «Verità, Libertà e Democrazia sono parole intrecciate e se una vacilla le altre si indeboliscono», scrive Postiglione, evidenziando come la crisi del rapporto con i fatti rischi di trasformarsi in una fragilità democratica più profonda.

Nel libro emergono riferimenti continui alla letteratura, alla filosofia e alla storia del pensiero. Da Erodoto a Hobbes, passando per Eschilo, Calvino e Pirandello, l’autore costruisce una sorta di atlante culturale che accompagna il lettore dentro il significato originario delle parole. Un viaggio che assume anche il valore di una resistenza culturale rispetto alla superficialità della comunicazione contemporanea.

La felicità smarrita nell’epoca del narcisismo

Uno dei passaggi più suggestivi dell’opera riguarda il concetto di felicità, oggi spesso ridotto a un’idea individuale, performativa e consumistica. Postiglione ne ricostruisce invece il valore collettivo e spirituale, ricordando come in sanscrito il termine «Ananda» indichi «il divino che entra in noi». Una definizione lontanissima dalla cultura dell’apparenza e dell’autopromozione che domina il presente.

Il libro si interroga così sul rapporto tra dimensione privata e pubblica dell’esistenza, mettendo in evidenza come la società contemporanea abbia progressivamente indebolito parole legate alla condivisione e alla solidarietà. Anche «Fraternità», infatti, viene descritta come una delle grandi parole dimenticate della modernità, nonostante rappresenti uno dei principi fondativi delle democrazie occidentali.

Bologna tra cultura e riflessione civile

Non è casuale che la presentazione del volume avvenga proprio a Bologna, città che negli ultimi anni si è spesso ritrovata al centro di confronti culturali e politici sui temi dell’identità democratica, della partecipazione e del ruolo della cultura nello spazio pubblico. L’incontro all’Archiginnasio si inserisce infatti in una stagione ricca di appuntamenti letterari e riflessioni sul presente, tra festival, presentazioni e dibattiti che stanno attraversando la città.

Il libro di Postiglione sembra voler offrire una bussola in un tempo segnato da confusione e frammentazione. Un tentativo di riportare attenzione sul peso delle parole e sul loro significato autentico, partendo dall’idea che il linguaggio non sia soltanto uno strumento di comunicazione ma anche il luogo in cui si costruisce la coscienza collettiva di una società.

In fondo, il messaggio che attraversa tutto il volume appare chiaro: recuperare il senso delle parole significa recuperare anche il senso del vivere civile. E forse, proprio in un’epoca dominata dalla rapidità e dal rumore, tornare a interrogarsi sul significato profondo di termini come verità, libertà o fraternità rappresenta già una forma di resistenza culturale.

E tu cosa ne pensi?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *