Un’altra sessione di esami scritti si è conclusa per quasi mezzo milione di ragazzi in tutta Italia e, come ogni anno, la Maturità continua a far parlare di sé. Il tema, in questo caso, è molto personale per chi scrive perché tra i ragazzi seduti sui banchi, oltre a Pupo, c’ero anche io.
Per raccontarvi al meglio quanto accaduto nelle due giornate dedicate alle prove, dunque, mi servirò di racconti raccolti tra coetanei, oltre che della mia esperienza. Perché a volte le sensazioni sono tanto più giustificate quanto più popolari.
Un caldo asfissiante
Forse non sarà stato come a Bologna in tutta Italia, ma poco cambia. Perché questi due giorni sono stati letteralmente asfissianti e pensare a certe temperature, specialmente per una prova che decide un intero percorso di studi, è quantomeno complicato.

Bologna illuminata dal Sole (@Repubblica Bologna)
Bisognerebbe, in sintesi, trovare un modo pratico per far svolgere gli esami in maniera serena e climaticamente accettabile a chi nel futuro dovrà sostenerle. A maggior ragione dato che, purtroppo, il riscaldamento climatico non accenna a fermarsi e quando Giovanni Gentile ideò la Maturità – ormai 103 anni fa – il mese di giugno era clemente e non certamente desertico.
Il paradosso delle autrici donne
Anche quest’anno non è uscita alcuna autrice donna tra le tracce di analisi del testo della prima prova. Una situazione che per qualche sessione può anche essere tollerata – le donne in poesia sono molte meno degli uomini – ma che, dopo oltre vent’anni, inizia a diventare sempre più grave. Specialmente perché sono stati selezionati Brancati e Pavese, non esattamente due habitué da sessione.
Il passaggio all’età adulta
Non volendo diventare come gli “adultescenti” di Frank Fureda (traccia B3), tutti i ragazzi hanno affrontato con una certa preoccupazione le prove. D’altronde non serve puntare all’eccellenza per dimostrare di tenerci a un evento cardine per la vita di ognuno di noi. Con la Maturità, si segna una linea indelebile, c’è un prima e c’è un dopo. Questo andrebbe ricordato a chi ritiene l’esame inutile, per quanto molte cose potrebbero comunque migliorare. Ma la perfezione non è un dono terreno.

Ragazzi in corridoio (© depositphotos)
Dulcis in fundo…
In questa analisi ci siamo concentrati soprattutto sugli elementi di miglioramento, perché fare critiche costruttive è fondamentale per permettere a chi verrà dopo di noi per rendere al meglio. Di certo, nell’attesa degli orali, nonostante alcuni difetti anche quest’anno abbiamo avuto la dimostrazione che gli Esami devono ancora esistere.
Dalle emozioni della Notte Prima alla caccia alla traccia più corretta, un’altra generazione sta andando a prendersi il futuro con positività e sogni da realizzare. In bocca al lupo, allora, a chi dovrà sostenere l’ultimo passo durante le prossime settimane: a volte ricordare cosa ci sarà dopo aiuta a trovare ottimismo e positività.
