Cosa succede se la riforma dell’invalidità promossa dal Governo Meloni, collidendo con la realtà, trasforma un auspicato passo in avanti nel solito caos procedurale italiano?
Un’inchiesta firmata da Marco Bettazzi per la Repubblica mette in luce le conseguenze sulle vite di migliaia di cittadini di questo restyling burocratico.
L’ambizione della legge, la trappola dei costi e il crollo dei dati
Sulla carta, il ripensamento delle norme sulla disabilità attuato dal Governo Meloni (D.Lgs. 62/2024) mirava a snellire le procedure, allineandosi ai criteri europei di valutazione. Nella pratica, però, sta producendo l’effetto opposto.
L’introduzione di adempimenti complessi, l’obbligo di visite mediche ad hoc con certificati a pagamento e la drastica riduzione dell’aiuto dei patronati hanno scoraggiato sempre più persone dal richiedere i propri diritti.
I dati Inps elaborati dallo Spi-Cgil documentano un crollo inesorabile delle domande man mano che la sperimentazione viene estesa: nel primo blocco di 9 province partite ad inizio 2025 la flessione è del 10%; nel secondo gruppo (avviato a settembre 2025) si registra un -13% con punte del –17% a Forlì-Cesena; nel terzo blocco di 40 province partito a marzo 2026 le richieste crollano di quasi il 30%.
Nel solo territorio bolognese le domande sono precipitate da 7.364 a 5.941 (-19%).
Antonella Raspadori (Spi-Cgil Bologna) denunzia:
«Una forte lesione dei diritti delle persone, specialmente quelle più fragili. […] I nostri iscritti ci segnalano un forte aumento dei costi per i certificati chiesti dai medici, fino a 200-300 euro, un caos».
Emblematico il caso del signor Aureliano Golfieri:
«La volta precedente non avevo pagato niente. […] L’Inps, pur avendo riconosciuto l’invalidità, non vuole darmi niente come sostegno. […] Ma sono soldi che devo togliere dalla pensione».
Un’occasione persa
Di fronte a questo scenario, la sensazione è che la riforma abbia mancato la sua missione sociale trasformandosi di fatto in un’operazione di contenimento della spesa pubblica.
Durissima, a riguardo, la posizione di Gianni Monte (Cgil Bologna):
«La sperimentazione è l’ennesima occasione persa. […] Poteva essere l’occasione per il Paese di adeguarsi alle norme europee, invece è diventata un’ulteriore misura di contenimento dei costi. Il governo non scarichi su Inps e Ausl le proprie responsabilità».
Un’invettiva legittima contro una scelta politica che, dietro la maschera dell’efficienza burocratica, finisce per far quadrare i conti dello Stato sulla pelle di persone già in difficoltà.
