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Arte

Dim Sampaio: l’arte come ponte sociale tra Brasile e Bologna

L’intervista a Dim Sampaio di Marco Tarozzi, all’interno del programma di Radiabo “Tutta mia è la città”, il programma che racconta Bologna tramite i racconti dei bolognesi

Intervista a Dim Sampaio nel programma di Radiabo "Tutta mia è la città"
Intervista a Dim Sampaio nel programma di Radiabo "Tutta mia è la città"

Nella puntata di “Tutta mia è la città” in cui Marco Tarozzi ha intervistato l’artista Dim Sampaio, è emerso ancora una volta che Bologna non è solo una città di portici, ma un crocevia di storie e visioni. E proprio in questa intervista Sampaio ha condiviso la sua profonda riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea, il legame con il territorio e la sua personale poetica del colore.

Dim Sampaio, un brasiliano “atipico” sotto le Due Torri

Nato nel 1975 nello stato del Piauí, Dim Sampaio rappresenta un paradosso vivente: un brasiliano che non ama il calcio, preferisce il freddo al caldo e non beve caffè. Questa sua natura “atipica” lo ha portato a integrarsi perfettamente nel tessuto di Bologna, una città che definisce ricca di offerta culturale ma talvolta carente nell’attenzione alla produzione culturale vera e propria.

Art City e la luce sui luoghi inesplorati

Commentando manifestazioni come Art City, Sampaio sottolinea l’importanza di accendere una luce su luoghi inesplorati o dimenticati, come garage e cortili storici. Per l’artista, queste iniziative creano una sinergia vitale che rinnova l’energia della città, specialmente quando coinvolgono giovani artisti che operano ai margini.

Secondo l’intervistato, Bologna ha il potenziale per diventare un punto di riferimento europeo, a patto che si passi dal semplice “consumo” di eventi a un sostegno concreto alla creazione artistica, che è quello che sotto i nostri portici ancora un po’ manca.

L’arte come “ponte” e rinuncia dell’ego

Uno dei concetti più affascinanti espressi nell’intervista è la visione dell’artista come un piccolo ponte tra il mondo invisibile e la percezione quotidiana:

  • La solitudine riflessiva: che non è un “sentirsi soli”, ma una solitudine necessaria per creare (un momento di sedimentazione poetica).
  • Il ruolo dell’osservatore: L’opera d’arte non appartiene a chi la crea e una volta terminata, la presenza dell’artista svanisce e l’opera esiste solo nella relazione attiva con chi la guarda.
  • Creazione e Distruzione: L’atto creativo è descritto come una “rinuncia di sé” e del proprio ego, permettendo all’artista di connettersi con le proprie fragilità e, di conseguenza, con l’altro.
Al di la dell'azzurro (© Dim Sampaio)

Al di la dell’azzurro (© Dim Sampaio)

Il colore come schiaffo “pasoliniano”

Nonostante i colori vivaci, gialli e arancioni accesi, le opere di Sampaio nascondono una drammaticità intrinseca. L’artista richiama la lezione di Pier Paolo Pasolini in Accattone: il sole non è gioia, ma una luce implacabile che non lascia scampo agli ultimi, a chi vive ai margini. I colori di Sampaio sono “rivelazioni” che parlano della condizione umana, della democrazia e della necessità di difendere chi non ha voce.

Dim Sampaio: vivere per l’arte

Per Dim Sampaio, infine, l’arte non è un mestiere, ma parte integrante dell’esistenza. La sua missione è risvegliare l’essere poetico che abita in ogni individuo, offrendo, anche solo per trenta secondi, una “boccata d’aria” dal fango della quotidianità per rendere il mondo un posto migliore.

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