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Gianni Marras: tra il palco del Teatro Comunale e lo sport

Nell’intervista a Gianni Marras su Radiabo nella trasmissione di “Tutta mi è la città” (con podcast per recuperare la puntata) si è parlato di musica, e di collegamenti con lo sport e non solo

Tutta mia è la città, intervista a Gianni Marras
Tutta mia è la città, intervista a Gianni Marras

Nuovo appuntamento con i podcast di “Tutta mia è la città” di Marco Tarozzi, e quest’oggi recuperiamo la chiacchierata fatta con Gianni Marras, regista teatrale di fama internazionale, che si è raccontato ai microfoni di Radiabo.

Sardo di nascita ma bolognese d’adozione da oltre 25 anni, Marras descrive Bologna come una città che “bolognesizza” chiunque vi arrivi, accogliendo attraverso l’ascolto e la cultura. Una dote che hanno solo alcune città. Dal 2001 è infatti il responsabile dell’ufficio regia del Teatro Comunale di Bologna.

Gianni Marras e la sfida del Teatro Comunale

Diplomato in canto lirico, Gianni Marras racconta di come uno degli incontri più significativi della sua carriera è stato quello con Lucio Dalla. Dopo aver visto una regia di Marras, Dalla lo volle al suo fianco e ne nacque una collaborazione durata sei anni, in cui Marras aiutò il cantautore a muovere i primi passi come regista lirico e nel musical Tosca.

Marras ha rivoluzionato l’offerta del Teatro Comunale portando per la prima volta il grande musical in un tempio della lirica, con produzioni come I Miserabili e Titanic, coinvolgendo orchestre di 60 elementi e giovani talenti della Bernstein School of Musical Theater.

Lo sport come racconto sociale: il caso Peter Norman

L’intervista si sposta poi sullo sport, che per Marras non è solo competizione, ma una miniera di storie umane e politiche. Il suo spettacolo “Pugni Chiusi” ne è l’esempio perfetto: racconta la storia di Peter Norman, l’atleta australiano che sul podio delle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico sostenne la protesta per i diritti civili degli americani Smith e Carlos.

Norman, pur non alzando il pugno, indossò la spilla del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani”, una scelta che gli costò l’emarginazione in patria ma che gli valse un legame eterno con i due colleghi americani, che anni dopo avrebbero portato la sua bara al funerale.

Progetti futuri: il “Mozart del calcio” e l’impegno con i giovani

E il connubio tra teatro e sport continuerà con un nuovo progetto dedicato a Matthias Sindelar, soprannominato “Il Mozart del calcio”. Marras racconterà la storia del campione austriaco che negli anni ’30 sfidò il regime nazista rifiutandosi di fare il saluto romano durante una storica partita contro la Germania.

Secondo il regista, raccontare queste storie è un dovere sociale e politico. «Voi fate un lavoro sociale», dice Marras ai suoi giovani allievi, sottolineando come l’arte debba dare coscienza storica alle nuove generazioni affinché comprendano le libertà di cui godono oggi grazie ai sacrifici del passato.

E tu cosa ne pensi?

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