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Giuseppe Grabinski, nobile polacco bolognese

Giuseppe Grabinski, nobile polacco trasferitosi a Bologna, è il solo polacco ad avere una strada intestata all’interno del nostro Comune. Oltre alle sue gesta a livello militare, si ricorda la fabbrica di cibo in scatola del nipote Stanislao.

Giuseppe Grabinski
Giuseppe Grabinski

Nuovo appuntamento con i personaggi non nati a Bologna ma che poi sono diventati in qualche modo bolognesi; oggi è il turno di Giuseppe Gioacchino Grabinski, un nobile polacco che trascorse la maggior parte della sua vita a Bologna.

Giuseppe Grabinski era nato a Varsavia nel 1771, e giovanissimo combatté con Tadeusz Kosciusko per la libertà polacca. Ma le potenze confinanti (Russia, Prussia e Impero Austriaco) vinsero e si spartirono la Polonia che scomparve dalle cartine dell’Europa.

La carriera di Giuseppe Grabinski nell’esercito francese

Come altri polacchi, Grabinski andò esule in Francia e si arruolò nell’esercito. La Legione Polacca fu aggregata all’Armata d’Italia, con Napoleone a capo, e per alcuni mesi fu di stanza nel bolognese.

Grabinski, uomo cui piaceva divertirsi, di Bologna apprezzò moltissimo non l’arte, non la storia, non la cultura, ma la vita mondana e le donne di moderata virtù…

Agli ordini di Napoleone combatté in Italia, poi lo seguì nella spettacolare e disgraziatissima spedizione in Egitto rimanendo prigioniero per due anni dei Turchi. Ritornato libero scalò i gradi dell’esercito e diventò generale. Infine, lasciò l’esercito francese nel 1809 per divergenze sulla guerra spagnola e si stabilì a Bologna, di cui evidentemente conservava bei ricordi di gioventù, acquistando una tenuta a San Martino in Argine.

Busto di Giuseppe Grabinsky

Busto di Giuseppe Grabinski (© Storia e Memoria di Bologna)

Giuseppe Grabinski: un uomo del suo tempo, ma comunque particolare

Uomo sanguigno, gaudente e libertino a quaranta anni sposò una quindicenne, Marianna Broglio, in un matrimonio che fu un susseguirsi di scontri, infedeltà ed incomprensioni… e di infiniti pettegolezzi nei salotti “bene” della città. Per rappacificare i coniugi una volta intervenne persino il Cardinale Legato.

Stabilitosi a San Martino  in Argine fu, come altri possidenti, preso di mira dai banditi che imperversavano nelle campagne bolognesi, banditi che per la stragrande maggioranza  erano renitenti alla leva o poveracci, ma ai quali davano “copertura politica” i nostalgici del passato governo e il governo austriaco.

Grabinski e i servizi per Bologna

Per debellare questo fenomeno si chiese al generale Grabinski di comandare le forze di repressione e il generale assolse il compito in modo egregio. Fra gli altri venne ucciso il capo bandito più noto e poi entrato nella leggenda: Prospero Baschieri.

Passarono gli anni e Grabinski si integrò nella società bolognese: fu membro attivo della Società Agraria, che rappresentava la parte meno retriva della società negli anni della restaurazione pontificia. Naturalmente l’anziano ganimede continuò la sua vita allegra.

Nel 1831, durante le sei settimane dell’effimero Governo delle Province Unite, gli venne affidato il comando militare di un esercito raccogliticcio e naturalmente non riuscì ad ottenere se non una sconfitta e dovette andare in esilio.

Ma poté ritornare a Bologna perché aveva lo “status” di francese che gli derivava dagli anni di servizio con l’esercito di Napoleone. E a San Martino in Argine morì nel 1843.

Bologna gli ha dedicato una strada del centro, ed è l’unico polacco cui sia stato concesso questo onore. Fra parentesi, quattro finestre di casa mia si affacciano su via Grabinski…

Poster pubblicitaro di Luigi Bompard per il Brodo Grabinski

Poster pubblicitaro di Luigi Bompard per il brodo di Stanislao Grabinski

L’eredità della famiglia Grabinski a Bologna

Ma anche suo figlio e suo nipote hanno avuto una parte importante nella vita di Bologna.

Il figlio Enrico acquistò nel 1858 il Palazzo Ruini-Ranuzzi dai Baciocchi (l’attuale Palazzo di Giustizia) e per valorizzarlo cominciò a fare pressioni perché fosse collegato al centro della città con una strada larga e diritta, che è in pratica l’attuale via Garibaldi.

Anche se in altro modo la cosa si avverò con le grandi trasformazioni urbanistiche degli anni Sessanta (via Farini, Piazza Cavour etc..), ma evidentemente la cosa non lo soddisfece perché vendette il palazzo al Comune che cercava una sede per gli uffici giudiziari.

Il nipote Stanislao a cavallo del secolo ventesimo fondò una azienda, la “Stanislao Grabinski & C.”, azienda di prodotti alimentari in scatola. Nel momento del suo maggiore successo, la ditta offriva un listino di 67 prodotti in scatola, con piatti della tradizione bolognese come ragù per minestra, vitello tonnato e spezzatino con piselli e ghiottonerie dell’epoca quali la lingua salmistrata e gli uccelletti alla cacciatora, sino a un esotico filetto al Madeira.

Durante la Prima Guerra Mondiale, a Casaralta, una enorme fabbrica produsse milioni di scatolette di carne per i soldati al fronte. Le maestranze della Grabinski furono precettate per questa fabbrica e dopo la guerra la azienda ripartì ma le mutate condizioni economico-sociali obbligarono Grabinski alla chiusura nel 1925.

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