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«Pari opportunità, magari»: donne e disparità sul lavoro a Bologna

I dati della Città metropolitana confermano il pesante divario che penalizza l’occupazione femminile nel capoluogo emiliano. La maternità resta il principale ostacolo per la carriera delle madri lavoratrici.

Donne e lavoro a Bologna
Foto generata con IA che riproduce fedelmente un'affissione del progetto "Pari opportunità – magari” del Piano per l’Uguaglianza della Città metropolitana di Bologna e realizzato da CHEAP (@Radiabo)

Anche a Bologna il divario di genere e la disparità sul lavoro non sono soltanto delle percezioni, ma realtà quotidiane e strutturali che emergono lampanti dai dati della Città metropolitana.

All’interno del nuovo Piano per l’uguaglianza, i numeri raccolti descrivono, infatti, uno scenario in cui la nascita di un figlio rappresenta ancora uno spartiacque critico per le carriere femminili.

I dati

Come riportato nell’articolo de La Repubblica, firmato M.B., i dati, definiti «implacabili» dalle stesse istituzioni, non lasciano spazio alla retorica o a interpretazioni di comodo.

A livello locale, il 25% delle madri sotto i 35 anni abbandona il mercato del lavoro entro l’anno successivo alla nascita del primo figlio.

Questo fenomeno si riflette nelle rilevazioni effettuate sulle dimissioni volontarie: nel 73% dei casi interessano le lavoratrici madri, a fronte di un marginale 27% che invece riguarda i padri.

Mentre per gli uomini la scelta di lasciare un impiego è guidata nel 74% dei casi dal desiderio di cambiare azienda, per il 47% delle donne la motivazione principale risiede nella necessità di far fronte a impegni di cura familiare non altrimenti conciliabili.

Lo squilibrio si declina anche sul piano economico: il tasso di occupazione nel bolognese si attesta al 71% per le donne contro l’83% degli uomini, generando un divario reddituale medio che supera i 9mila euro annui durante la vita attiva e che poi si trascina fino al momento della pensione.

Azioni concrete

Difficile rimanere indifferenti di fronte a questa fotografia e la reazione non può che scaturire in impegno programmatico e collettivo.

L’azione della Città metropolitana, che ha attivato tavoli di dialogo e campagne di sensibilizzazione dello spazio pubblico in collaborazione con il progetto Cheap («Pari opportunità, magari»), dimostra che gli strumenti normativi e culturali esistono, ma richiedono una spinta più coraggiosa.

Raggiungere una reale parità di genere non è un’istanza ideologica, bensì un imperativo economico e di civiltà non più rimandabile: fino a quando la genitorialità graverà quasi esclusivamente sulle spalle delle donne, le “pari opportunità” rimarranno un traguardo incompiuto. O, per l’appunto, soltanto un auspicio.

E tu cosa ne pensi?

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