Alta tensione alla Philip Morris di Crespellano/Valsamoggia nella giornata di mercoledì 24 giugno.
300 lavoratori hanno sfidato il caldo torrido agendo, in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, uno sciopero di 16 ore per protestare contro le condizioni di lavoro.
Lo sciopero
Come riportato da Alessandra Testa per il Corriere di Bologna, la protesta nasce da criticità profonde all’interno dell’azienda.
Quasi 300 lavoratori hanno incrociato le braccia, denunciando «turni frenetici» e una «pressione data dalla produzione a ciclo continuo in alcuni reparti».
La situazione è aggravata da carenze formative e rischi per la sicurezza legati al costante sottorganico. Le testimonianze dei dipendenti descrivono turni massacranti, dove spesso non è possibile «avere nemmeno un cambio per recarsi al gabinetto» o contare sul supporto dei colleghi negli uffici.
Andrea Cuccu, dipendente in distacco sindacale e componente della segreteria Femca-Cisl area metropolitana, ha denunciato come gli operai siano spesso costretti a gestire dispositivi in solitaria.
Vincenzo Mauriello, funzionario Filctem-Cgil, ha contestato duramente la gestione aziendale, accusata di rispondere alle criticità con slogan privi di sostanza:
«I lavoratori non hanno un codice a barre dietro la schiena […] e questa azienda, che pensa di risolvere tutto con i soldi […], deve iniziare a trattarli come persone».
Nonostante le difficoltà, permane un forte legame con l’azienda, che vanta un tasso di assenteismo del 4%.
Il sindacalista Uiltec, Antonio Monteleone, ha sottolineato che l’obiettivo è «ottimizzare i processi […] non fare la guerra», chiedendo però un confronto reale su carichi di lavoro e stabilizzazioni.
La posizione di Philip Morris
In attesa del tavolo regionale previsto per domani, resta alta l’attenzione delle istituzioni locali, con i sindaci di Valsamoggia, Milena Zanna, di Zola Predosa, Davide Dall’Omo, e di Casalecchio di Reno, Matteo Ruggeri, che si sono uniti alla richiesta di chiarezza.
Philip Morris ha ribadito la volontà di proseguire il dialogo, auspicando un accordo nell’interesse comune.
Sarà fondamentale che il confronto istituzionale riporti al centro la dignità del lavoro, trasformando la vertenza in un’opportunità per ristabilire un equilibrio sostenibile tra efficienza produttiva e benessere dei lavoratori.
