A quarantasei anni dalla strage nei cieli di Ustica, l’ultimo capitolo giudiziario si consuma nell’aula del Tribunale di Roma.
Una battaglia decisiva tra chi cerca di archiviare definitivamente il mistero e i familiari delle ottantuno vittime, determinati a difendere il diritto alla verità contro ogni forma di oblio.
Il muro diplomatico e il silenzio di Francia e Stati Uniti
La ricostruzione della dinamica si scontra da tempo con un ostacolo preciso. La tesi dei cari dei coinvolti nei tragici fatti del 27 giugno 1980 è che sia stato un missile ad abbattere il DC-9 Itavia e che sia ancora possibile scoprire chi lo abbia lanciato.
Per identificare i responsabili, i magistrati romani hanno concentrato le indagini sulla presenza di velivoli militari nei cieli italiani durante quella notte.
Tuttavia, il comportamento dei paesi alleati ostacola l’accertamento dei fatti. Infatti, Francia e Stati Uniti si rifiutano di collaborare, mostrando, come affermano i pubblici ministeri romani nella loro requisitoria, una «scarsa disponibilità» a fornire i tracciati radar e i documenti di volo fondamentali per fare luce sul massacro.
Davanti a questo rifiuto di collaborazione, la Procura di Roma ha ritenuto di non poter procedere oltre, ribadendo la richiesta di archiviazione.
La resilienza dei familiari
A questa resa si oppongono fermamente i legali dei familiari, Alessandro Gamberini e Daniele Osnato. Nell’ultima udienza hanno «ribadito la necessità di non archiviare l’inchiesta e proseguire nella ricerca della verità».
Secondo l’Associazione dei familiari, guidata da Daria Bonfietti, gli elementi per fare chiarezza esistono e l’indagine non deve essere fermata.
Come riportato da Repubblica, la questione si sposta ora sulle responsabilità del nostro governo, chiamato a pretendere trasparenza dagli alleati stranieri.
Il deputato Andrea De Maria ha infatti chiesto un intervento politico immediato, dichiarando:
«È importante che il governo assuma un’iniziativa presso paesi amici dell’Italia, come Francia e Stati Uniti, per acquisire le notizie necessarie alla nostra magistratura a proseguire le indagini. Per questo un passo importante sarebbe la pronuncia dell’Avvocatura della Stato per il proseguimento delle indagini, nelle udienze in corso».
La decisione finale è rimandata all’udienza del 24 giugno. Questo appuntamento costringerà le istituzioni a scegliere se accettare il silenzio dei paesi stranieri o pretendere i dati mancanti.
