Ritorna in modo ricorrente, tra siti di spettacolo, blog o social, la (falsa) problematica del fatto che “Il Signore degli Anelli” abbia dei buchi di trama di varia natura, o delle incongruenze fatte appositamente per allungarne la lunghezza della storia. Bene, mettetevi l’anima in pace, non è così. Chi parla di queste cose non ha mai letto l’opera di Tolkien e nel caso lo abbia fatto non l’ha capita. Non vi sono altre spiegazioni.
Tutti gli studiosi tolkeniani hanno da sempre smentito con relativa facilità ogni presunto attacco alla logica e alla solidità della trama. Certo, quanto deciso da Tolkien può non piacere, può non sembrare la scelta migliore, ma date le regole che lui stesso ha imposto al proprio mondo secondario, non vi sono buchi di trama.
Buchi di trama: Le Aquile e l’anello
Uno degli evergreen è la domanda: perchè il Consiglio di Elrond non decide di usare le Aquile per mandare Frodo al Monte Fato?
Le risposte sono più di una e sono abbastanza semplici. La prima, banalmente, è che le grandi Aquile sono animali senzienti e sono esseri con una volontà propria tanto quanto un elfo o un hobbit: sarebbero quantomeno da convincere, e in assenza di esperienze drammatiche come quelle che spingono gli Ent a entrare in azione, potrebbe non essere semplice. Gwaihir si lamenta di aver dovuto salvare Gandalf, e gli evidenzia più di una volta di non poterlo portare troppo in giro.
La seconda, è che per il già menzionato motivo che le Aquile sono esseri senzienti e potenti, potrebbero risentire a loro volta dell’influsso dell’anello. Potrebbero esserne traviate e aiutare Sauron anzichè Frodo e la compagnia.
La terza, è che le grandi Aquile sono essere legati ai Valar, e molto spesso sono loro messaggeri o operano su loro richiesta. Non è detto che nel caso specifico, gli esseri di Valinor fossero disponibili a farle utilizzare come “mero” trasporto sicuro. Diverso è salvare Gandalf, che è comunque un Istar (e quindi un Maiar incarnato) o aiutare Frodo una volta distrutto l’anello, visto che proprio per aver compiuto il gesto, gli verranno poi aperte le porte di Valinor stessa.
Le grandi Aquile che guidano una missione segreta?
La quarta motivazione e la più macroscopica di tutte. La segretezza della missione e dell’obiettivo della stessa sono fondamentali. Uscire da Gran Burrone in “sella” ad un’Aquila e volare verso il Monte Fato, non sarebbe stata una mossa facile da nascondere e avrebbe fatto intuire la volontà di distruggere l’anello.
Per altro, visto che le bestie alate cavalcate dai Nazgul non erano state ancora viste, è stato ancora più geniale evitare il volo o ci si sarebbe trovati con uno scontro aereo dall’esito non così facilmente prevedibile, soprattutto perchè Sauron sarebbe stato a quel punto concentrato al 100% solo su quel fronte.

Consiglio di Elrond ne “Il Signore degli Anelli” di Bakshi
L’Anello che non si trova
Altro presunto buco: Sauron che non trova l’anello quando si avvicina. Iniziamo con i problemi della resa cinematografica. Nel libro non è così diretto il collegamento “anello infilato = Sauron sa dove siamo”. Inoltre, pur non volendo, l’anello rafforza anche chi lo indossa, e la volontà del portatore conta. Così come conta il non poter pensare che l’anello voglia essere distrutto e soprattutto contano le distrazioni. È fondamentale il passaggio di Aragorn che si presenta a Sauron con il Palantir come futuro Re di Gondor con la spada riforgiata. L’odio di Sauron per gli uomini di Numenor (di cui Aragorn è diretto discendente) dura da millenni, non è così assurdo che vedere Aragorn pronto a sfidarlo renda l’Oscuro Signore meno lucido del solito.
Perchè Gandalf non fa magie?
Gandalf non è un mago, è uno stregone, che nel mondo della Terra di Mezzo è qualcosa di differente. E poi in realtà Gandalf fa magie. Ma come detto da lui stesso nel libro, non è in grado di creare qualcosa, ha necessità utilizzare qualcosa che sia nell’ambiente o comunque di aiutarsi con quando sia esistente, quindi non è un mago da cui si possano attendere piogge di frecce infuocate, palle di fuoco, scudi di fulmini o meteoriti.
In seconda analisi, la più profonda, Gandalf è come abbiamo già detto un Istar, cioè un Maiar incarnato, inviato dai Valar ad aiutare le persone, non sostituirsi a esse.
Così come la vera forza di Saruman era la parola, il vero valore di Gandalf, secondo gli scritti di Tolkien, era quello di mantenere viva la speranza nei cuori degli altri, e di aiutarli a fare la scelta corretta. Attenzione: aiutare, non suggerire o imporre. Gandalf non è lì per battere Sauron in una gara di magia “alla Hogwarts”, è lì per consigliare e coltivare speranza. Gandalf (e come lui Aragorn) non forza mai nessuno verso una scelta: il libero arbitrio è fondamentale nelle opere tolkeniane.

Gandalf (© Il Signore degli Anelli)
Ne “Il Signore degli Anelli” le distanze sono corrette?
Altro problema legato all’adattamento cinematografico. Nel libro la parte dedicata ai trasferimenti è assai più corposa e mostra in modo più realistico le tempistiche e le distanze e il tempo che trascorre. Quando per un qualche motivo i protagonisti compiono trasferimenti “record”, nel libro la cosa è sempre evidenziata.
Nel momento in cui la compagnia scende lungo l’Anduin in barca, Aragorn evidenzia come non si sarebbe aspettato di fare così tanta strada rapidamente: il fiume con la sua corrente li ha aiutati.
Quando Aragorn, Legolas e Gimli inseguono gli orchi che hanno rapito Pipino e Merry, si parla di impresa da narrare ai posteri degna di canzoni mitologiche per la loro velocità di inseguimento.
Quando Gandalf usa Ombromanto per gli spostamenti, si evidenzia come l’animale sia degno di quelli del lontano passato, di altre Ere della Terra di Mezzo tanto è veloce, intelligente e fuori dall’ordinario.

Frodo prima di essere colpito da Shelob (© Il Signore degli Anelli)
Come fa Shelob a ferire Frodo che ha la maglia di Mithril?
E veniamo all’ultimo buco apparentemente trovato da un appassionato che poi ha condiviso il suo punto di vista su Reddit. Come fa Frodo a venire colpito da Shelob se indossa la cotta di mitrhil?
La risposta è banale: in realtà Frodo viene colpito dal pungiglione di Shelob alla gola, lei lo trafigge in questo punto preciso proprio perché non protetto.
La vera domanda sarebbe quindi: perché nella versione cinematografica di Peter Jackson Frodo viene colpito nella parte alta del petto? La risposta è anche in questo caso abbastanza semplice: per esigenze di inquadratura e miglior resa drammatica.
Ma è un buco nella trama? In effetti no: guardando attentamente prima che Shelob lo aggredisca in modo decisivo si vede Frodo con i bottoni della camicia aperti e sotto si vede la pelle nuda (immagine sopra). Evidentemente anche la cotta era stata in qualche modo allenatata (per il caldo? Per la concitazione della fuga? Per la precedente colluttazione?) e quindi il pungiglione non l’ha trovata sulla sua strada, colpendo industurabata l’hobbit.
In ogni caso, ricordatevi sempre che l’adattamento cinematografico è, appunto, un adattamento del libro e non il libro stesso. I due sono canali differenti con regole e necessità differenti.
