Una delle più coinvolgenti interviste condotte da Marco Tarozzi per “Tutta mia è la città” è probabilmente quella con Andrea Mingardi, con il cantante che si racconta a cuore aperto, svelando i legami indissolubili che lo uniscono alla sua Bologna, tra passioni giovanili e una carriera artistica che ha segnato la storia della musica italiana oltre che quella delle due torri.
Andrea Mingardi: dalla porta del Bologna al rock and roll
Pochi sanno che la carriera di Mingardi è iniziata su un campo da calcio. Nel 1953 partecipò alla prima leva calcistica del Bologna insieme a una futura leggenda: Giacomo Bulgarelli. Mingardi, portiere di talento, trascorse sei anni nelle giovanili rossoblù sotto la guida del campione del mondo Amedeo Biavati.
E proprio Biavati è al centro di uno degli aneddoti raccontati nell’intervista da Mingardi. Una volta l’allenatore chiamò la made di Andrea per lamentarsi del fatto che il ragazzo arrivasse ad allenamento stanco per le ore passate a suonare la batteria (che l’allenatore scambiava per una tromba). A 18 anni, di fronte a un possibile trasferimento alla Spal, Mingardi scelse definitivamente la sua vera strada: la musica.
Pioniere del rock e del “rap” dialettale
Mingardi rivendica con orgoglio il suo ruolo di innovatore, visto che con i Golden Rock Boys è stato tra i primi a portare il rock and roll in Italia, arrivando a creare quello che fu definito “rock culturale”. Non solo: l’artista bolognese è stato un precursore del rap in dialetto con brani come “Xa vut dalla vétta”, anticipando tendenze poi riprese da artisti come Adriano Celentano.
La sua cifra stilistica è da sempre un mix unico di ironia e tecnica sopraffina, un’eredità che riconosce per esempio a Elio e le Storie Tese. Le sue radici musicali affondano nel jazz, nel blues e nel soul, nutrite dai dischi di Ray Charles, Stevie Wonder e Otis Redding.
Sanremo, i Blues Brothers e il Legame con Lucio Dalla
L’intervista tocca le cinque partecipazioni al Festival di Sanremo, ricordando in particolare la straordinaria collaborazione con i Blues Brothers (Steve Cropper e Donald “Duck” Dunn). Mingardi ricorda con emozione le jam session improvvisate che facevano impazzire i giornalisti, portando l’autentico spirito del rhythm and blues sul palco dell’Ariston.
Infine, un pensiero speciale è dedicato a Lucio Dalla, amico di una vita e compagno di passioni sportive, dalla Virtus al Bologna FC: insieme anche a Morandi e Carboni, i due hanno dato voce a “Le tue ali Bologna”, uno degli inni calcistici più amati di sempre.
La Bologna di Andrea Mingardi: un’isola felice che non si dimentica
Oggi Mingardi guarda con occhio critico la musica contemporanea, lamentando la perdita dello “swing” e della memoria storica a favore dell’autotune. Al contrario, il suo amore per Bologna resta immutato: una città “comunista e cattolica”, accogliente e culla di talenti mondiali. E non a caso l’intervista si chiude con le note del suo nuovo brano, un omaggio sentito alla sua terra: “Chi vede Bologna non la dimentica”, un manifesto d’amore per una città che, nonostante i cambiamenti, resta nel cuore di chiunque la visiti.
