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STYLE COUNCIL – CAFÉ BLEU

Con Café Bleu gli Style Council aprono la strada ad un nuovo sound dividendo pubblico e critica.

Style Council ©The Style Council - Goldiggers FULL concert 1984 RESTORED in 1080p
Style Council ©The Style Council - Goldiggers FULL concert 1984 RESTORED in 1080p

Uscito il: 16 Marzo 1984
Etichetta: Polydor
Numero di catalogo: TSCLP-1
Durata: 43′ 57”

TRACCE (testi e musiche di Paul Weller eccetto ove indicato)
LATO A
Mick’s Blessings (Mick Talbot) – 1:15
The Whole Point of No Return – 2:40
Me Ship Came In! – 3:06
Blue Café – 2:15
The Paris Match – 4:25
My Ever Changing Moods – 3:37
Dropping Bombs on the Whitehouse (Weller, Talbot) – 3:15
LATO B
A Gospel – 4:44
Strength of Your Nature – 4:20
You’re the Best Thing – 5:40
Here’s One That Got Away – 2:35
Headstart for Happiness – 3:20
Council Meetin’ (Weller, Talbot) – 2:29

Londra, Ottobre 1983.
Dopo l’esperienza del primo disco, un mini-LP contenente quattro singoli più altri tre brani, Paul Weller e Mick Talbot sono alle prese con il primo vero lavoro a nome Style Council.
Weller, vero leader della band, vuole tagliare col passato ed infatti già dal titolo, che richiama atmosfere da caffè parigino, emerge una volontà di evasione culturale e stilistica, lontana dall’Inghilterra industriale degli anni Ottanta.
Più che un semplice album, è una scelta estetica e politica, che rifiuta le rigide regole del rock tradizionale per abbracciare jazz, soul, bossa nova, pop sofisticato e influenze europee.
La line-up è formata da navigati frequentatori degli studi di registrazione: oltre a Weller, voce e chitarra, e Talbot, alle tastiere, ci sono Chris Bostock al basso, Steve White alla batteria, Billy Chapman e Hilary Seabrook al sax, Barbara Snow alla tromba, Bobby Valentine al violino, Ben Watt alla chitarra, Tracey Thorn e Dee C. Lee ai cori, più il rapper Dizzy Hites.
L’apertura con Mick’s Blessings introduce subito un’atmosfera rilassata e contemplativa, quasi un preludio jazz più che una vera canzone. È un breve frammento strumentale che stabilisce il tono dell’album: elegante, riflessivo, distante dal passato aggressivo di Weller.
Si prosegue con The Whole Point Of No Return, uno dei momenti più riusciti del disco. Qui si percepisce chiaramente l’influenza del soul e del jazz leggero, con una struttura raffinata e una linea vocale morbida. Il brano racconta di una fuga romantica e intellettuale dalla routine, incarnando perfettamente l’idea di “café culture” che permea tutto l’album.
Me Ship Come In, strumentale, richiama il sound di Herb Alpert e della sua Tijuana Brass Band ma in una rivisitazione più delicata.
In Blue Café, anch’essa strumentale, si ritrova un ambiente che si potrebbe ricondurre allo stile dei primi Santo & Johnny, fatta eccezione per la steel-guitar.
Il primo asso viene calato con The Paris Match, affidata alla voce sognante di Tracey Thorne, che con il suo tono malinconico e sofisticato, incarna pienamente l’estetica “europea” del progetto, in una dimensione distaccata e quasi cinematografica, che crea un finale sospeso.
My Ever Changing Moods (l’album negli USA uscirà con questo titolo per sfruttare il successo del singolo) con la sua melodia immediata e il ritmo vivace diventa quasi un ponte tra il passato pop di Weller e le nuove esplorazioni stilistiche. Tuttavia, sotto la superficie orecchiabile, il testo riflette un senso di inquietudine che si sposa con l’instabilità del periodo storico.
Ed infatti in Dropping Bombs On the Whitehouse, ancora una volta strumentale e che chiude la prima facciata, emerge il lato più politico del progetto. Il titolo è esplicito e il brano si inserisce nel contesto della tensione della Guerra Fredda, criticando l’imperialismo e le politiche occidentali. Musicalmente è più nervoso e diretto rispetto a altri pezzi, ma comunque filtrato attraverso sonorità soul-funk.

Il secondo lato si apre con A Gospel, che esplora il mondo del rap e della musica elettronica con la voce del rapper Dizzy Hites: Il testo è un’analisi spietata della società e del mondo e rafforza la vena politica del disco.
Strength of Your Nature riprende toni più accessibili, con una struttura pop elegante e una melodia raffinata. Qui emerge la capacità degli Style Council di coniugare sperimentazione e fruibilità, creando un suono che è allo stesso tempo sofisticato e comunicativo. È un brano che parla di identità e autenticità, temi ricorrenti nel lavoro di Weller.
You’re the Best Thing è una delle canzoni più calde e sentimentali, con il suo arrangiamento soul e la voce morbida, rappresenta un momento di intimità e tenerezza. È una dichiarazione d’amore semplice ma sincera, che contrasta con le tensioni di altri brani: la sua immediatezza emotiva ne farà un singolo di successo.
Here’s One That Got Away mantiene quella leggerezza jazz-pop e continua su un registro simile, ma con una sfumatura più nostalgica. Il tema della perdita e delle occasioni mancate viene trattato con delicatezza, senza cadere nel sentimentalismo eccessivo.
Headstart for Happiness introduce un’energia più dinamica, con influenze funk e soul più marcate. Il ritmo è più sostenuto e il brano trasmette un senso di movimento e ottimismo, quasi una risposta alle inquietudini espresse in altri momenti.
Council Meeting, strumentale, chiude il disco e non aggiunge molto in termini narrativi, ma contribuisce all’atmosfera complessiva.

L’ACCOGLIENZA

L’accoglienza di Café Bleu è tutt’altro che uniforme, anzi rappresenta uno dei casi più interessanti di “frattura” tra aspettative, critica e pubblico.
Da un lato c’è il peso del passato: Paul Weller arriva dal successo enorme dei Jam, gruppo simbolo del mod revival e del rock britannico più diretto. Molti fan si aspettavano una continuazione di quel suono impattante ed immediato, invece Café Bleu si presenta come un lavoro sofisticato, frammentato e fortemente influenzato da altri generi.
La critica è divisa: alcuni apprezzano il coraggio artistico e la volontà di rompere con il passato, un tentativo riuscito di portare nel pop britannico influenze più colte e internazionali, anticipando una certa estetica che sarebbe diventata più diffusa negli anni successivi. In particolare, vengono lodati l’eleganza degli arrangiamenti e la capacità di Weller di scrivere canzoni raffinate come My Ever Changing Moods.
Altri, per contro, sono molto più severi, accusando il disco di essere pretenzioso, incoerente e autoindulgente.
L’alternanza tra brani pop accessibili e interludi jazz o pezzi più sperimentali è vista come una mancanza di direzione chiara. In particolare, le tracce strumentali o più astratte sono considerate riempitivi poco convincenti e c’è anche chi interpreta il nuovo stile come un tentativo un po’ artificiale di apparire più sofisticati.
Commercialmente, però, il disco funziona. Nel Regno Unito raggiunge buone posizioni in classifica e genera singoli di successo come My Ever Changing Moods e You’re the Best Thing, che trovano il favore dei DJ e guadagnano numerosi passaggi radiofonici. Questo indica che, pur con tutte le sue stranezze, l’album si fa strada tra un pubblico più ampio, che va oltre i fan storici di Weller.
Col tempo verrà spesso considerato uno dei dischi più interessanti e innovativi della produzione di Weller. La critica tenderà a valorizzare proprio quegli elementi che inizialmente erano stati criticati: l’eclettismo, la contaminazione di generi, la struttura non lineare e in un’epoca in cui la mescolanza stilistica è molto più comune, Café Bleu ne appare quasi un antesignano.

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