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Strage del 2 Agosto: la pulizia dei Sampietrini della Memoria come gesto d’amore e rispetto delle vittime

Ricordare la Strage fascista della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980 è anche parlare di chi fa manutenzione ai sampietrini della memoria e alle targhe d’ottone su cui sono incisi i nomi delle 85 vittime. Bologna non dimentica.

Sampietrini della Memoria per le vittime della Strage di Bologna del 2 Agosto 1980
Sampietrini della Memoria per le vittime della Strage di Bologna del 2 Agosto 1980 (© Comune di Bologna)

Bello e toccante l’articolo a firma Paola Naldi uscito ieri (1° agosto 2026) su “la Repubblica”, che ci racconta e ricorda uno rito del 2 agosto spesso poco pubblicizzato, ma che è di una importanza fondamentale per il ricordo e che dimostra l’amore della comunità per le vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980: la pulizia dei Sampietrini della Memoria.

Una commemorazione probabilmente ancora più toccante di quelle più altisonanti: la pulizia dei Sampietrini della Memoria (posati nel 2021) che costellano il percorso da piazza Nettuno alla stazione ferroviaria lungo via Indipendenza, è una carezza alle vittime. È quasi un modo intimo di ricordarle.

La pulizia dei Sampietrini della Memoria vittime della Strage del 2 Agosto 1980

A prendersi cura di queste 85 piccole lastre di ottone sono una squadra di circa una dozzina di volontari, armata tutto il necessario per pulire e di tanto amore e rispetto e lucidano queste specie di pietre d’inciampo che portano incisi i nomi delle vittime della Strage della Stazione di Bologna del 1980. Strage che, per inciso, ricordiamo essere di matrice fascista.

Questa pulizia non è una semplice operazione di manutenzione, è un gesto d’amore collettivo volto a tenere viva la memoria e a sottrarre quei nomi all’usura del tempo e dall’indifferenza dovuta alla nostra vita sempre più frenetica.

46° Anniversario della Strage del 2 Agosto 1980 alla Stazione di Bologna

46° Anniversario della Strage del 2 Agosto 1980 alla Stazione di Bologna

Il ricordo delle vittime da parte dei volontari

Tra chi si china a lucidare il metallo ci sono cittadini comuni più o meno giovani e chi quel giorno lo ha vissuto sulla propria pelle. Ex vigili del fuoco come Stefano Sighinolfi, oggi in pensione, tornano sul posto per accudire quelle mattonelle, interrogandosi con commozione sui volti e sulle storie dietro quei nomi. Per molti, come Giovanni Zini, la pulizia diventa un momento di profonda vicinanza personale, specialmente quando ci si ritrova a strofinare le pietre dedicate ai familiari di un vecchio collega: Manuela e Natalia.

Personalmente mi sento vicino a Giovanni Zini e al suo vecchio collega, perché ogni giorno passeggio nel Giardino Natalia Agostini e Manuela Gallon, che è vicino a casa mia, e quei due nomi sono ormai diventati di famiglia.

Un segnale per la città: Bologna non deve dimenticare

Il senso di queste targhette lo ha sottolineato il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini: trasformare il selciato in un libro aperto sulla storia della città, affinché nessuno dimentichi quanto accaduto quel sabato mattina di agosto e le sue vittime innocenti.

Per i sopravvissuti, questo atto rappresenta spesso una forma di catarsi e di restituzione, un modo per onorare chi non ha avuto la loro stessa fortuna. Uno di loro ha dichiarato alla giornalista di Repubblica: «Avevo 6 anni allora e per 39 anni non ne ho parlato, mi sentivo in colpa perché ero sopravvissuto. Adesso che sono riuscito ad aprirmi, pulire le targhe con i nomi delle vittime è il minimo che possa fare per chi non c’è più».

E noi, il minimo che possiamo fare è ricordarci di quanto accaduto e continuare a chiedere giustizia. Nel nostro piccolo abbiamo trovato bellissimo poter parlare e dare risalto ad un gesto così umano e cortese come la pulizia delle targhe di ottone. Grazie a Paola Naldi di Repubblica per aver pensato proprio a questo articolo e grazie a chi si impegna per tenere pulito il ricordo di chi non c’è più.

Bologna non dimentica e non dovrà mai farlo.

E tu cosa ne pensi?

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