La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto il 19 luglio scorso in seguito a un intervento di polizia al Pilastro, ha fatto immediatamente il giro d’Italia, sconvolgendo Bologna al punto che il sindaco Matteo Lepore ha deciso di convocare una manifestazione in piazza per chiedere che venga fatta luce sul caso. In poche ore, però, gli attivisti che manifestavano al grido di “verità e giustizia” sono stati sostituti da vandali per i quali ogni pretesto è buono per creare scompiglio. Ed ecco che un dramma sottoposto a indagine da parte della Procura è sfociato in una notte di guerriglia urbana tra facinorosi e forze dell’ordine, con un bilancio di 64 agenti feriti, 12 indagati e centinaia di migliaia di euro di danni.
Morte Fakir, una Bologna divisa dalle polemiche fa il conto dei danni della guerriglia
Dopo gli scontri e le tensioni di dieci giorni fa, la polizia di Stato ha visionato le telecamere di sorveglianza per identificare i responsabili delle devastazioni nel centro cittadino. Come scrive Il Resto del Carlino, 12 persone compaiono nel fascicolo d’inchiesta per accuse quali il lancio d’oggetti e la resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Nel frattempo Palazzo d’Accursio ha confermato che questi atti di guerriglia urbana hanno provocato danni per 200mila euro per le strade di Bologna. Il bilancio parla di tre auto del Comune incendiate, decine di cassonetti Hera distrutti, biciclette elettriche vandalizzate, danni ai mezzi di un cantiere e vetrine di attività private infrante. Distrutto persino il dehors di un bar in via Ugo Bassi.
«Come sempre sporgeremo denuncia con richiesta di risarcimento dei danni subiti a carico dei responsabili. Ci auspichiamo che vengano quanto prima individuati e se ci sarà un processo valuteremo la costituzione di parte civile. Solidarietà a tutti coloro che hanno subito le conseguenze di quei fatti. Una nuova ferita alla comunità già colpita dalla morte di Fakir. La responsabilità degli scontri è di chi ha scelto consapevolmente le violenze» dichiara Matilde Madrid, assessora alla Sicurezza del Comune di Bologna (che dopo aver autorizzato le manifestazioni è finito in mezzo alle polemiche politiche).
Il cardinale Zuppi condanna le violenze
Intanto arrivano anche le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il quale condanna fermamente gli scontri in piazza. «La violenza di una minoranza assoluta rispetto ai partecipanti pacifici non può macchiare le intenzioni solidali – commenta al quotidiano Avvenire – Vedere i parenti di Fakir e ascoltare la nipote ci ha reso consapevoli che la vittima è una persona, non un numero. Non possiamo volgere lo sguardo altrove quando avviene un oltraggio alla dignità umana. Sicurezza e dialogo, fermezza e umanità, pena e rieducazione non sono mai alternativi, ma complementari».
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