Il rilancio dell’ex Fico, oggi Grand Tour Italia, continua a fare i conti con numeri molto distanti dalle aspettative. La prossima settimana la società chiederà un incontro a Prelios Sgr, che gestisce i terreni del fondo Parchi agroalimentari italiani nel quale è inserito il complesso vicino al Caab, per discutere della situazione finanziaria e delle prospettive future.
Il quadro emerso dai documenti circolati tra i soci è particolarmente delicato. Per il 2026 erano stati ipotizzati ricavi per 30 milioni di euro, destinati a salire a 35 milioni nel 2027. Nel 2025, invece, Grand Tour Italia si è fermato a 6,5 milioni, chiudendo l’anno con una perdita superiore ai 6 milioni. L’esposizione complessiva raggiunge circa 32,5 milioni di euro, includendo anche le posizioni debitorie da ristrutturare. Il trend negativo, inoltre, sarebbe proseguito nei primi sei mesi del 2026.

Crediti immagine: Grand Tour Italia
Canone, debiti e una richiesta a Prelios: cosa succederà?
Tra le difficoltà ci sono anche due rate di affitto non ancora corrisposte, per un totale di un milione di euro nel 2026. Piero Bagnasco, amministratore delegato di Grand Tour Italia, assicura però: «Ma onoreremo tutto». La società aveva inoltre chiesto una sospensione di sei mesi del canone, senza però ricevere risposta. «Ci darebbe una mano…», aggiunge Bagnasco.
Prelios, intanto, ha chiesto alle banche finanziatrici l’autorizzazione a modificare gli accordi con Gti e a sospendere gli obblighi previsti dal finanziamento fino a dicembre 2027. La Sgr non sembra intenzionata, almeno nell’immediato, a escutere le garanzie finanziarie: due milioni garantiti dagli istituti di credito e 15 milioni da Eatinvest, la società riconducibile a Oscar Farinetti. L’obiettivo è evitare contenziosi, l’uscita anticipata di Gti e i costi diretti legati alla gestione dell’area.
Quale futuro per gli spazi vuoti al Grand Tour Italia?
Le strategie sperimentate finora non hanno prodotto il risultato sperato. Diversi ristoranti hanno chiuso e la superficie effettivamente utilizzata è scesa a circa 22mila metri quadrati. Anche le iniziative legate a paintball, pickleball e go-kart non hanno avuto successo. Ora si guarda quindi a una maggiore diversificazione: affittare gli spazi rimasti liberi a soggetti differenti e valutare persino la possibilità di realizzare una struttura sportiva privata nell’area.
Il rapporto con le infrastrutture resta però un nodo decisivo. La scelta di concentrare il futuro stadio del Bologna in Fiera ha fatto tramontare l’ipotesi dello stadio provvisorio vicino al parco, mentre il tram atteso nella zona non è ancora arrivato. «Purtroppo la decisione di realizzare lo stadio in Fiera per noi è un grande problema. Da due anni aspettavamo la struttura provvisoria e l’arrivo del tram nella nostra area, certo così non è facile fare senza tutto, siamo scollegati e arrivare qui non è semplice. Ma non vogliamo recriminare». Intanto, dal 19 settembre, è previsto l’arrivo di Beautiful Gallery, con la riapertura di una parte del complesso e un nuovo tentativo di intercettare pubblici differenti.
