L’elettricista da chiamare per un guasto improvviso, il tecnico capace di rimettere in funzione un elettrodomestico o il piccolo riparatore di quartiere sono figure sempre meno presenti nelle strade di Bologna. Il ridimensionamento dell’artigianato non è soltanto una questione statistica, ma sta modificando anche il rapporto quotidiano tra cittadini e servizi.
Secondo i dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2024 e il 2025 la provincia di Bologna ha registrato una diminuzione del 7,5% delle imprese artigiane, pari a 2.113 attività in meno. Un risultato che colloca il territorio al terzo posto in Italia per contrazione, dietro Pesaro e Mantova. Guardando invece all’ultimo decennio, l’Emilia-Romagna ha perso il 28,7% delle imprese artigiane.

Palazzo del Podestà Bologna (© Arpon Sikder – Pexels)
Perché le botteghe a Bologna chiudono?
A spiegare le ragioni di questa trasformazione è Claudio Pazzaglia, direttore di Cna Bologna. «Negli ultimi quattro anni, sulle imprese iscritte all’albo, abbiamo registrato una contrazione del 10% di aziende. Il dato va letto con attenzione: non significa necessariamente che sia diminuita l’occupazione. Può indicare un rafforzamento della struttura aziendale: le microimprese artigiane si stanno riorganizzando, diventando più strutturate».
Resta però il problema del passaggio generazionale. «La durata media di un’impresa bolognese nell’artigianato è di circa 15 anni: siamo una delle province in cui l’impresa è più duratura, ma di conseguenza ci portiamo dietro un’età dei titolari molto più alta». E quando non arriva un erede, spesso l’attività finisce. «Molti stanno chiudendo senza trasmissione d’impresa. Chi per decenni ha costruito clientela e avviamento non riesce a cedere questo valore aggiunto: chiude la serranda e saluta. Così sparisce un patrimonio di mercato ed esperienza che non si recupera più».
Edilizia e riparazioni sono i settori più colpiti
Il fenomeno presenta differenze significative tra i vari comparti. L’edilizia registra una diminuzione del 14%, mentre l’agroalimentare di produzione, che comprende fornai, panifici e pasticcerie, arretra del 10%. Ancora più evidente è la difficoltà per chi opera nelle manutenzioni e nelle riparazioni: qui la contrazione arriva al 12%, anche per l’ingresso delle grandi aziende nelle attività di assistenza. Diverso il quadro del settore del benessere, che rappresenta una delle poche realtà in espansione. Acconciatura, estetica, barber shop e tatuaggi continuano infatti a moltiplicarsi, sostenuti dalla crescente domanda legata alla cura della persona.
