L’installazione “Iwagumi – Dismisura” ha ormai lasciato la nostra città, ma da megaliti a mega liti, è un’attimo. E che siano i social, che siamo noi o che sia qualcos’altro, quello che pare non lasciare mai Bologna (e in generale le nostre vite) sono proprio quest’ultime: le mega liti.
Bologna è una regola?
Bologna è una regola. Boh?! Non lo so, forse sì, forse no. Da Bolognese di quasi 50 anni, nato e cresciuto a Bologna, non l’ho ancora capito. Forse la regola di Bologna è proprio questa: non averla rispettando le altre, essere davanti ma anche di fianco, non avere paura ma avere coscienza.
Sta di fatto che queste feste che stanno per finire, strette tra i tortellini della nonna e l’anno che verrà rimarranno ricordate non per la Finanziaria che non finanzia ma per i megaliti o “masagni” come li chiamiamo noi, che non abbiamo una regola.
Iwagumi, da megaliti a MEGA LITI
I megaliti che generano MEGA LITI. Si perché se c’è una regola a Bologna è che tutto ha un suo contrario e tutto si discute, tutto si contesta, tutto non funziona, tutto è “va bene dai”, “chi ha fatto canestro?”, “e il Bologna?”.
La verità vera è che poco importa se i megaliti siano stati belli o brutti, un dibattito sullo spreco mentre si apre l’ennesimo panettone. I megaliti, questi meteoriti galleggianti che ad ogni sfumatura di luce cambiavano forma tra San Petronio e il Nettuno, hanno il merito di renderci liberi di essere o non essere in una situazione non ripetibile, di metterci di fronte al nostro limite e bisogno di essere da una parte o dall’altra dello schieramento mentre nessuno te lo sta chiedendo.
Essere a favore o contro una battaglia non tua. I masagni ci hanno messo in relazione con il nostro macigno, con il continuo bisogna di mettere “cuoricini” al Mondo. Essere o Non Essere porta solo a non essere, avere la possibilità di avere punti di confronto crea socialità e società, forse quello di cui abbiamo bisogno in questo benedetto, maledetto Anno Che Verrà (e che è già arrivato nel frattempo), per cui:
Caro Amico Ti scrivo…

Simone Zanetti
3 Gennaio 2026 at 15:04
Io capisco che non tutti comprendano l’arte. E capisco che l’arte possa piacere o meno.
Ma la levata di scudi su un’installazione temporanea che non modifica nulla del pre-esistente e che una volta smontata rende lo spazio uguale a come lo aveva trovato, davvero non riuscirò mai a capirla.