Il mercato del lavoro a Bologna continua a mostrare segnali di grande vitalità. I dati relativi al 2025 fotografano una realtà in forte espansione, con il capoluogo emiliano che conquista il primo posto tra le grandi città italiane per tasso di occupazione e registra una crescita superiore sia alla media nazionale sia a quella regionale. Le elaborazioni dell’Ufficio di Statistica del Comune, basate sui dati Istat, evidenziano come il numero degli occupati sia aumentato in maniera significativa. In città si sfiorano infatti i 197 mila lavoratori, con un incremento del 7,9% rispetto all’anno precedente, mentre nell’intera Città metropolitana la crescita raggiunge il 4,7%, valori nettamente superiori a quelli registrati nel resto del Paese.

Piazza Maggiore, in pieno centro storico a Bologna (©Martina Mugnaini per Radiabo)
Perché Bologna continua a crescere?
A trainare questo risultato sono soprattutto il comparto dei servizi, insieme ai settori del commercio e del turismo, che hanno continuato a creare nuove opportunità lavorative. Più complessa, invece, la situazione dell’industria, che registra una leggera flessione degli occupati. Il dato più significativo riguarda il tasso di occupazione cittadino, che raggiunge il 76,4%, il più elevato tra tutti i comuni italiani con oltre 250 mila abitanti. Bologna supera così Milano, ferma al 75,8%, e Firenze, al 73,4%. Parallelamente diminuisce anche la disoccupazione, scesa al 3,6%, uno dei valori più bassi a livello nazionale.
La spinta arriva soprattutto dall’occupazione femminile
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’analisi riguarda la crescita del lavoro femminile. La provincia di Bologna conferma infatti il proprio primato nazionale per occupazione delle donne, con il tasso che passa dal 66% al 70,2% in appena dodici mesi. Contestualmente cala anche la disoccupazione femminile, che scende dal 5,6% al 2,9%, confermando una dinamica particolarmente positiva. Più contenuta, invece, la crescita dell’occupazione maschile, che aumenta solo leggermente rispetto all’anno precedente.
L’unico dato in controtendenza riguarda la fascia tra i 15 e i 24 anni. Proprio tra i più giovani si registra infatti una diminuzione della partecipazione al mercato del lavoro, sia tra i ragazzi sia tra le ragazze, rappresentando l’aspetto più critico dell’intero quadro occupazionale.
