Nella cornice scintillante di Los Angeles, la notte degli Oscar ha avuto anche un accento bolognese. A salire sul palco del Dolby Theatre, stringendo tra le mani la statuetta per il miglior cortometraggio, è stata Valentina Merli, produttrice nata a Bologna e oggi protagonista nel panorama cinematografico europeo. Un riconoscimento che segna non solo un traguardo personale, ma anche un segnale forte per il cinema indipendente.
Merli, co-fondatrice della casa di produzione Misia Films insieme a Violeta Kreimer, ha contribuito al successo del cortometraggio “Two People Exchanging Saliva”, diretto da Musteata e Singh. Il film si è imposto nella categoria live action, confermandosi come una delle opere più sorprendenti dell’anno.

Oscar 2026 (©Academy Awards)
Dalle radici bolognesi al successo internazionale
Nata nel 1973 e laureata in Giurisprudenza a Bologna, Merli ha scelto nel 1999 di trasferirsi in Francia, dove ha costruito passo dopo passo una carriera nel mondo del cinema. Un percorso fatto di determinazione e visione, che trova oggi la sua consacrazione con il premio più ambito.
«Bologna è una città che nutre – ha raccontato –. Ha una scena culturale fortissima. Ti dà energia, dinamismo». Parole che sottolineano il legame mai interrotto con la città d’origine, ora pronta a celebrarla anche pubblicamente: il cortometraggio sarà infatti proiettato la prossima estate in piazza, alla presenza della stessa produttrice.
Un successo che interroga il sistema italiano
Il trionfo di Merli ha acceso il dibattito sullo stato del cinema italiano. Secondo il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, si tratta di un risultato emblematico: «Merli ha fatto una cosa classica da bolognese che crede nelle sue idee, costruisce passo dopo passo una carriera, lavora con umiltà, acquisisce professionalità e poi arriva l’Oscar».
Un percorso che, però, si è sviluppato lontano dall’Italia. Ed è proprio questo aspetto a sollevare interrogativi: «Credo che proprio in questo momento di enorme difficoltà del cinema italiano, le buone notizie vengano dai progetti indipendenti», ha spiegato Farinelli, citando alcune produzioni emergenti come esempi di vitalità creativa.
Il modello francese e la sfida per Bologna e l’Italia
Il confronto con la Francia appare inevitabile. Il sistema produttivo transalpino viene indicato come un modello virtuoso, capace di sostenere il cinema in modo strutturato e competitivo a livello globale. «Per quello che riguarda la produzione cinematografica la Francia ci può solo insegnare», ha sottolineato Farinelli, evidenziando come l’Italia non sia oggi comparabile per capacità produttiva e diffusione internazionale.
Paradossalmente, nonostante l’aumento dei finanziamenti negli ultimi anni, il sistema italiano sembra aver perso solidità. Una contraddizione che rende ancora più evidente la necessità di un rinnovamento profondo, in cui il cinema indipendente possa assumere un ruolo centrale.
