Il 30 maggio è stato inaugurato il progetto “Cantieri d’arte a Corticella”, che trasforma le recinzioni del cantiere per la linea verde del tram in una esposizione d’arte accessibile a tutti i passanti.
Il progetto consiste infatti in una vera e propria galleria d’arte all’aperto che vede protagonisti oltre venti autori, un’associazione di artisti e una classe di studenti delle elementari. Lungo le recinzioni che delimitano i lavori per il tram, sono state installate opere che spaziano da quadri e installazioni a poesie e testi creativi.
Tra i partecipanti figurano artisti come Andrea Poggipollini (in arte APP), noto per la sua ricerca su tematiche contemporanee e icone della cultura pop, oltre ad altri nomi come Philippa Armstrong, Lamberto Caravita e i giovanissimi studenti della classe 4A della scuola primaria Mader di Corticella.
“Cantieri d’arte”, quando e dove vederlo
La mostra è stata inaugurata ufficialmente sabato 30 maggio 2026 e sarà fruibile fino a martedì 30 giugno 2026, quindi ci sarà un mese di tempo per poter godere di questa attività. Il luogo di esposizione sono le transenne dei lavori del tra, nel tratto di via di Corticella compreso tra via Gorki e via Sant’Anna.
Perché il progetto “Cantieri d’arte” proprio legati al tram?
L’idea di “Cantieri d’arte” non è nata nelle stanze comunali, ma dalla proposta di due cittadini di Corticella, Germano Piani e Benedetta Jandolo ed è stato pensato per diversi motivi:
- Risposta al disagio: Dare una risposta costruttiva alle lamentele e alle difficoltà vissute dai residenti a causa dei lavori h24 e dei cambiamenti continui alla viabilità;
- Inversione della prospettiva: Trasformare la percezione del cantiere da luogo di disturbo e rumore a spazio di bellezza e riflessione artistica;
- Coinvolgimento della comunità: Integrando opere realizzate da scuole locali (come i pannelli blu che rappresentano il mare pensati dai bambini) e artisti del territorio, il progetto mira a ricreare un legame tra i cittadini e gli spazi urbani in trasformazione.
Le opere stesse giocano con l’ironia e la cultura locale: tra i lavori esposti si possono trovare fantocci con cartelli in dialetto come “An in poss piò” o espressioni tipiche bolognesi come “Bella vez” e “Stai polleg”, rendendo l’arte un linguaggio comune per affrontare i cambiamenti della città.
