La birra analcolica non è più un prodotto di nicchia: anche a Bologna, città storicamente legata alla cultura della birra artigianale e dei pub, le etichette senza alcol stanno trovando sempre più spazio nei frigoriferi dei locali. Un cambiamento che segue il trend nazionale: negli ultimi anni il comparto è cresciuto in maniera significativa e rappresenta ormai una quota sempre più consistente dei consumi complessivi. A contribuire a questa evoluzione sono diversi fattori. Da un lato aumenta l’attenzione verso uno stile di vita più equilibrato, dall’altro cresce l’esigenza di poter condividere un aperitivo senza rinunciare alla guida o alla piena lucidità il giorno successivo.
Perché i consumatori la scelgono?
Secondo gli operatori del settore, le motivazioni sono molteplici e non riguardano soltanto i più giovani. Se in passato ordinare una birra analcolica veniva quasi considerato un controsenso, oggi la percezione è profondamente cambiata.
«Per la mia generazione era una bestemmia, ora è sdoganata, e l’industria si adatta», spiega Nicola Dell’Orefice, distributore di Libera Arte della Birra e gestore di Beer for Bunnies in piazza San Francesco.
A incidere sono anche i cambiamenti nelle abitudini sociali. Lo smart working e ritmi lavorativi più frammentati hanno modificato il tradizionale aperitivo di fine giornata, mentre cresce la richiesta di prodotti che permettano di uscire senza le limitazioni legate al consumo di alcol.
Qualità in crescita a Bologna e nuove opportunità
Anche il miglioramento delle tecniche produttive ha favorito questa espansione. Oggi le birre analcoliche offrono caratteristiche organolettiche molto più vicine a quelle tradizionali, tanto che sempre più produttori indipendenti stanno valutando di investire in questo segmento dopo l’evoluzione della normativa. Parallelamente cresce l’interesse anche per birre a bassa gradazione alcolica, considerate una via di mezzo tra il prodotto classico e quello completamente analcolico.
