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Cronache

Fine vita in Emilia-Romagna, arriva il no dei vescovi

La conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna è contraria alla legge sul fine vita: i vescovi si dicono preoccupati per la nuova normativa

Fine vita in Emilia-Romagna
Fonte immagine: Depositphotos

Pochi giorni fa l’Emilia-Romagna è diventata la terza regione italiana dopo Toscana e Sardegna ad aver approvato la legge sul fine vita. La normativa, approvata dall’assemblea legislativa regionale, regola in modo più approfondito il suicidio medicalmente assistito e identifica i quattro requisiti per la sua attuazione: la presenza di una malattia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche considerate intollerabili, la dipendenza da trattamenti salvavita e la capacità di scegliere in modo libero e consapevole.

Vescovi dell’Emilia-Romagna contrari alla legge sul fine vita: «C’è grande preoccupazione, questa non è la soluzione al problema della malattia. Bisogna garantire le cure palliative, la vita di chi soffre non è inutile»

Nel giro di qualche giorno, però, sono emerse le polemiche, arrivate in primis dalla Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna e dal suo presidente, il vescovo di Reggio Emilia monsignor Giacomo Morandi. «Questa legge non è la risposta al vero problema che malattia e sofferenza pongono all’essere umano e favorisce una cultura dell’inutilità della vita della persona sofferente: non c’è un diritto di morire, ma quello di essere curati» scrivono (parole riportate da Luca Bortolotti sul quotidiano Repubblica). I vescovi della Ceer guardano alla nuova norma sull’eutanasia legale «con grande preoccupazione», confermando la propria contrarietà alla legge approvata giovedì scorso.

«Il valore della vita umana si impone da sé in ogni sua fase, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia. Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica» proseguono. Per questo la soluzione dovrebbe essere legata alle cure palliative. «Queste dovrebbero essere una precondizione e non una semplice informazione data al paziente. La persona malata ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta e se le cure palliative fossero garantite a tutti, assicurerebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore» aggiungono.

Il Resto del Carlino riporta anche il commento del cardinale Matteo Zuppi (già interpellato riguardo le violenze scaturite dopo la morte di Abderrahim Fakir). «C’è ancora tanto da fare per consentire a tutti di accedere alle cure palliative – afferma l’arcivescovo di Bologna – Anche in Emilia-Romagna, che ha un sistema sanitario di ottimo livello, il 40% di queste cure non è garantito. È il dolore che umilia, che fa soffrire e che toglie  la voglia di vivere, e questo non è accettabile. Togliere il dolore deve essere la priorità, combattere la sofferenza è l’unica strada».

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