Sono nato nella parrocchia di San Martino Maggiore a Bologna, ne ho frequentato l’oratorio e vi ho fatto il chierichetto per molti anni e la storia del segreto di San Martino la sentii da bambino, senza però comprenderne la stranezza anche se non la dimenticai. E quando la vidi scritta tanti anni dopo mi tornò in mente.
Abbiamo già parlato di alcune delle perle artistiche contenute in San Martino Maggiore, e questa è sicuramente un’ulteriore particolarità di quella chiesa.
All’epoca, primi anni ‘50 del Novecento, noi bambini che facevamo i chierichetti avevamo come “collega” un anziano e religiosissimo signore, un avvocato che, forse per un voto, serviva sempre la prima messa delle 7.
Per età e frequentazione della Chiesa e racconti ascoltati per una vita, sapeva tutto quanto era accaduto a San Martino praticamente da quando non c’era più lo Stato Pontificio.
La facciata della Chiesa di San Martino a Bologna e il suo “segreto”
Sapeva tutto anche sui lavori per la facciata, opera di Modonesi, fatti nel 1878. Una facciata “in stile” alla quale collaborò un giovane Rubbiani. Un giorno raccontò questa storia a un giovane prete arrivato da poco e per caso la ascoltai anche io.
Secondo il progetto di Modonesi nella facciata campeggia una grande croce e all’estremità dei bracci vi sono quattro decorative “ scodelle“ in ceramica.
Grande fu la sorpresa degli addetti ai lavori quando queste ceramiche giunsero dalla Tunisia: sul retro portavano una scritta in arabo. Nel dubbio che fossero indicazioni tecniche per l’installazione la fecero tradurre: la scritta diceva “Allah-akbar” cioè Allah è il più grande.

La croce con le scodelle della Basilica di San Martino Maggiore
Il pragmatismo che rende ancora più speciale la facciata
Lo sconcerto inizialmente fu grande, ma il parroco di allora in accordo coi maggiorenti della parrocchia decretò che:
- Ci si preoccupasse che la cosa non diventasse di pubblico dominio;
- La scritta era in arabo e solo la necessità tecnica di capire cosa fossero quei caratteri aveva portato alla scoperta;
- Si considerasse (laici e religiosi) la scritta null’altro che la traduzione in arabo di “Dio è il più grande”, scritta accettabilissima anche per i cattolici;
- La scritta, sul retro sarebbe stata per sempre cementata al muro;
- Ma soprattutto, visto che erano già state pagate, non ci si facesse (come probabilmente accadrebbe oggi) prendere da scrupoli di “politically correct” ( concetto fra l’altro allora sconosciuto).
Le scodelle furono quindi installate come da programma e ancora oggi decorano la facciata della Basilica di San Martino MAggiore, rendendola ancora più particolare e probabilmente un unicum.
