Non servono invasioni aliene o catastrofi nucleari per immaginare la fine del mondo. In The Dog Stars, nelle sale dal 26 agosto, Ridley Scott racconta un futuro segnato da un’epidemia influenzale che ha decimato la popolazione mondiale. Il film, tratto dal romanzo di Peter Heller del 2012, è ambientato nel 2035, ma secondo il regista la distanza dalla realtà è molto più breve di quanto si possa pensare.
«E dietro l’angolo. La gente non guarda i telegiornali, mentre io sono un maniaco delle notizie», spiega Scott. «Molto di quello che raccontiamo nel film sta già accadendo, ma abbiamo tutti i paraocchi sul cambiamento climatico, sulla calamità e il caos di certi territori del mondo perché viviamo in un’epoca improntata solo al profitto». Guy Pearce concorda: «Sebbene l’ambientazione del nostro film sia molto più estrema, non sembra così lontana».
Sopravvivere senza dimenticare l’umanità
Al centro della storia c’è un ex pilota civile interpretato da Jacob Elordi, affiancato da Josh Brolin nei panni di un veterano di guerra. Scott sceglie però di non trasformare il film in un racconto esclusivamente cupo. «A meno che tu non stia facendo Macbeth, devi sempre cercare di trovare un elemento di umorismo», racconta il regista Ridley Scott.
L’obiettivo è mostrare le conseguenze dei comportamenti umani attraverso l’intrattenimento, mantenendo una componente di leggerezza anche davanti alla tragedia. Una scelta che Scott considera importante dopo l’accoglienza iniziale riservata ad alcuni suoi lavori.
Dall’Italia a Cinecittà, sulle tracce di Fellini – The Dog Stars di Ridley Scott
The Dog Stars è stato girato anche in Italia, tra Friuli, Prealpi, Abruzzo, campagna romana e Cinecittà. Per Elordi, il set è diventato un viaggio nella storia del cinema italiano: «A Cinecittà ci sono ancora le scenografie di Fellini e i teatri di posa in cui ha girato i suoi film. È una storia ricca ed è ovunque». Scott conserva un ricordo personale del grande regista italiano: «Anni fa incontrai Fellini. Mi portò, molto orgoglioso, a vedere un suo set. Indossava un trench e una sciarpa. Era sempre molto elegante. Non lo dimenticherò mai».
