Venticinque anni dopo il loro storico concerto a Montesole, i C.S.I. – Consorzio Suonatori Indipendenti ripartono da uno dei luoghi più significativi della memoria italiana, proprio Montesole, e dal Festival Lupo.
“Chi c’è c’è chi non c’è non c’è” questo continuavo a ripetermi dopo che le luci si sono spente il tramonto è caduto e il vento ha cominciato a fischiare e allontanare la bufera.
C.S.I. a Montesole per il Festival Lupo 2026. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è…
28 agosto 2026 i C.S.I. (quelli veri) tornano sul palco e ripartono da dove ci eravamo lasciati 25 anni prima: Montesole. Il Grande Vecchio quest’anno non ci sarà quel Dio che è Morto ha deciso che ha bisogno di aiuto e allora con una bestemmia e l’ultimo sorso Divino, Francesco (quello vero non il Santo) si è alzato dalla sedia ha salutato l’osteria e ci ha cantato l’ultima “Noi non ci saremo”.

Il folto pubblico di Montesole per il concerto dei C.S.I. (© Simone Caniati)
È proprio con questo mantra popolare che Ferretti, Zamboni, Maroccolo, Canali, Magnelli, Di Marco salgono sul palco e aprono una serata che sa subito di Storia, nostalgia e ricordo, con “In Viaggio” (quale apertura migliore per una serata che si preannuncia unica e lisergica). La Luna fa da sponda alle luci che si fondono sulle siepi i fumi e “Danza Danza Danza”.
Lo so che essere li ha comportato sudore e fatica, ma più la musica alchemica procede più capisco che quella salita fatta a piedi in un caldissimo pomeriggio di una fine estate che non finisce, ha un senso e il sacrificio diventa un regalo.
Poi parte “Cupe Vampe“, “Unità di Produzione” rimbomba e quando Ginevra Di Marco intona “E Ti Vengo a Cercare” sento che il Maestro Battiato ringrazia tra le fronde e le onde.

C.S.I. in concerto a Montesole 2026 (© Simone Caniati)
Giovanni Lindo Ferretti procede seduto «Cari ragazzi, non è facile stare sul palco dei CSI, quindi, se ce la faccio, sto seduto. È un buon modo per riavvicinarsi a questo palco» e arriva “Montesole” e poi prosegue: «L’amore non lo canto, è un canto di per sé più lo si invoca meno ce n’è», e allora cosa vuoi aggiungere se non: «Chi c’è c’è chi non c’è non c’è».
Finisce alle 23:55. Due ore e venti di concerto, ultima frase in loop: “Nessuna garanzia per nessuno”; chiusura: “Buon Anno Ragazzi“.
E tutto sommato penso che all’inizio avevo ragione: “Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è“.
