L’estate (sta finendo) come rifugio psicologico.
Le sonorità ripetitive e ipnotiche dei Righeira sembrano accompagnare il processo del diventare grandi. Il ritmo ritorna, si ripete, quasi a voler trattenere un momento che, ineluttabilmente, scivola via. Ed è proprio di fronte a questa tensione tra il desiderio di fermare il tempo e l’inevitabilità del cambiamento che non posso fare a meno di pensare a Donald Winnicott, il grande psicoanalista che ha introdotto il concetto di oggetto transizionale. Come la celebre copertina di Linus, questo oggetto aiuta il bambino ad affrontare le prime esperienze. Ed in questa prospettiva, possiamo leggere simbolicamente l’estate dei Righeira : un rifugio emotivo nel quale sentirsi al sicuro, sospesi tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.
L’incertezza del futuro
Con la fine dell’estate non perdiamo soltanto un luogo, ma anche quella versione di noi stessi che, in quel tempo sospeso, poteva permettersi di non pensare al domani. Eppure, l’autunno avanza, le spiagge si svuotano e le giornate si accorciano. E questo ci riporta di fronte all’incertezza del futuro e al timore di dover ristrutturare la nostra identità.
Lasciar andare per ritrovarsi
Non possiamo fermare l’estate, ma possiamo imparare ad abitare le transizioni. Ogni incontro, ogni scelta lasciano in noi una traccia, modificando il modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo. È proprio questo che ci da la possibilità di una nuova consapevolezza. Quando ci troviamo davanti a una scelta e sentiamo emergere l’ambivalenza, la tentazione può essere quella di cercare subito una risposta, eppure, a volte, la cosa più importante è fermarsi. Riconoscere i bisogni che virano in direzioni diverse e concederci il tempo necessario per capire quale strada sentiamo davvero nostra. Perché lasciare andare una stagione non significa perdere ciò che ci ha regalato; significa portarla con noi, trasformandola in una parte nuova della nostra storia.
