Con l’avvicendarsi delle generazioni il concetto di wellness (benessere) sta mutando, ridefinendo i confini tra benessere del corpo e della mente.
La nuova ricerca Ipsos Doxa, rilanciata dall’Ansa, analizza questo cambiamento, mettendo Millennials e Gen Z a confronto per capire come le nuove generazioni stiano ridisegnando l’idea di salute fisica e psichica.
Il report Ipsos Doxa
Lo studio ha evidenziato un cambio paradigmatico: l’85% degli italiani oggi gestisce il proprio benessere assecondando l’umore del momento piuttosto che con rigide programmazioni.
L’approccio basato sul controllo cede il passo alla soft life, una filosofia scelta dal 28% degli intervistati per vivere con meno pressioni e dare priorità alla ricarica mentale.
In questo scenario di trasformazione profonda, emergono abitudini e bisogni molto diversi tra le due generazioni.
I Millennials (30-45 anni) ricercano in maggioranza una pianificazione, seppur flessibile (58%), e desiderano proteggere la propria social battery (l’energia relazionale e sociale).
Per rigenerarsi puntano dunque su rituali strutturati, come il contatto con la natura (42%), lo yoga e la respirazione profonda (20%).
La Gen Z (14-29) invece vive il benessere come un’oscillazione tra opposti. Passano dal bed rot (il riposo assoluto a letto per recuperare, 15%) a allenamenti intensi usati come sfogo per la mente.
Rifiutano le routine rigide e preferiscono il wellness snacking (34%), ovvero brevi pillole di relax e attività ludiche durante la giornata.
Questa evoluzione trasforma anche il ruolo della tecnologia. Gli smartwatch e gli apparecchi di nuova generazione non servono più solo a contare le calorie. Gli utenti (37%) chiedono dispositivi empatici e con batterie a lunga durata, capaci di interpretare, oltre a performance fisiche quantitative, indicatori qualitativi come lo stress, la qualità del sonno (31%) e la stabilità emotiva (41%).
Il nuovo benessere
La salute parrebbe allora aver cambiato il suo focus, spostandosi definitivamente dalla performance fisica all’ascolto interiore.
Il confronto tra Millennials e Gen Z, nonostante le tendenze differenti, dimostra che il minimo comune multiplo è la tensione a un benessere personalizzato e libero da ansie, dove la tecnologia possa diventare un alleato silenzioso per comprendere anche i nostri stati d’animo.
