Come raccontavamo ieri, a Bologna e provincia 1.700 bambine e bambini della primaria si stanno preparando per rientrare in classe il 31 agosto nell’ambito dell’iniziativa “La scuola che riparte insieme“. Si tratta di un progetto educativo sperimentale pensato per aiutare le famiglie in difficoltà accogliendo gli scolari sui banchi con due settimane d’anticipo rispetto all’inizio ufficiale delle lezioni (previsto per il 15 settembre). Nel frattempo, però, la Flp, la Flc e la Cgil dell’Emilia-Romagna attirano l’attenzione su vari problemi che affliggono il sistema scolastico della nostra regione.
In Emilia-Romagna un docente su tre è precario
Su Repubblica, Emanuela Giampaoli raccoglie i dati emersi dalla ricerca dei sindacati di categoria emiliano-romagnoli. Innanzitutto colpisce il numero di docenti precari: ben uno su tre. A Bologna il numero di docenti necessari perché il sistema scolastico funzioni ammonta a 10.787: di questi, 2.100 sono precari. «Dalle nostre stime almeno il 30% dei docenti sarà supplente mentre per quanto riguarda il personale Ata, dai collaboratori ai segretari, il dato è poco inferiore: circa il 26%» è il commento di Monica Ottaviani, segretaria regionale di Flc Cgil.
Una situazione ancora peggiore riguarda gli insegnanti di sostegno, chiamati a gestire un numero sempre crescente di alunni con disabilità certificate. «I posti in organico sono 1.435, quelli precari 1.788. È la prima volta che sul sostegno sono più i supplenti dei docenti in ruolo, ed è gravissimo. Significa scaricare sui più deboli le criticità del sistema» dichiara Gabriele Caforio, segretario provinciale della Flp Cgil.
A livello regionale non va meglio. «È una scuola fortemente precarizzata. A livello regionale sul sostegno i posti in organico sono 7.991, solo 10 in più rispetto allo scorso anno, quando abbiamo 4.000 nuovi alunni con disabilità. Oltre il 60% è precario, è inaccettabile» prosegue Ottaviani, che fa notare come anche le assunzioni di docenti a tempo indeterminato (3.339) siano molto inferiori ai posti disponibili (che invece sono 8mila).
E a Bologna il costo dei libri di scuola lievita
Nel frattempo, la spesa a carico delle famiglie per l’acquisto dei libri scolastici è sempre più alta. Al liceo classico Galvani, ad esempio, la cifra per i manuali ammonta a 364 euro, a cui vanno ad aggiungersi altri 200 euro per i dizionari di materie d’indirizzo come il greco e il latino: in tutto si superano dunque i 500 euro. Prezzi simili anche al Minghetti, mentre nell’indirizzo Scienze applicate del Copernico si arriva a spendere anche di più (quasi 425 euro per tutti i manuali, obbligatori e facoltativi). Al Sabin si cerca di abbattere i costi inserendo nella lista dei manuali anche le versioni in digitale. Altri istituiti, infine, stanno ricorrendo al cosiddetto comodato d’uso, una pratica che invita gli studenti a lasciare i propri libri a scuola una volta finito l’anno scolastico, così che le famiglie in difficoltà possano usufruirne l’anno seguente.
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