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Bologna, la polemica dei tortellini a 59 euro

Bufera a Bologna per i tortellini venduti a cifre record: il pastificio si difende mostrando i costi della manodopera ed è pronto a usare l’intelligenza artificiale per assumere personale.

Tortellini
Tortellini (@depositphotos)

A Bologna il cibo è una religione e toccare il prezzo del piatto sacro per eccellenza, i tortellini, non può che scatenare grande scompiglio.

Eppure, come riporta il Corriere di Bologna, c’è chi, dopo aver causato indignazione generale tra i puristi su Instagram, è riuscito a trasformare quella stessa rabbia in un successo commerciale.

Il caso social

La polemica è esplosa quando Claudio Ianiri, fondatore del pastificio La Sfoglina Bio, ha pubblicato un reel per difendere i suoi tortellini, venduti a 59 euro al chilo, una cifra ben superiore ai circa 40 della media cittadina.

Davanti agli insulti degli utenti, l’imprenditore (ex informatico) ha risposto con una provocazione che ha superato le 360 mila visualizzazioni, sfidando scettici e concorrenti ad usare la tecnologia:

«Non sta a noi rispondere, non sarebbe elegante. Ma basta fare due conti oppure fotografare i tortellini che acquistate e i nostri, fare un copia incolla e chiedere a ChatGPT di riconoscere quelli artigianali. Rimarrete sorpresi dalle risposte».

 Il lavoro nascosto

La risoluzione del caso sta in alcuni numeri e, lapalissiano dirlo, nella qualità, che ha un costo elevato e i clienti lo hanno capito.

Ianiri ha smontato le critiche spiegando la dura realtà della manodopera:

«Abbiamo ricevuto commenti in cui criticano il prezzo dei tortellini: “51 euro al kg? Ma siete pazzi?”. Intanto sono 59 euro. E poi: facciamo due conti… Noi per fare un chilo di tortellini ci mettiamo due ore, quindi 17 euro lordi (per due) di manodopera, dodici euro di materia prima (solo il Parmigiano lo pagiamo 24 euro al kg), mettiamo 10 euro di costi di gestione e fanno 56 euro. Li vendiamo a 59, e se aggiungiamo qualche spesuccia extra, andiamo addirittura a rimetterci».

Il verdetto del mercato, però, gli ha dato ragione, attirando persino richieste dall’estero e aprendo la strada a un piano di ampliamento e assunzioni gestito proprio grazie agli algoritmi:

«Il nostro tortellino costa così perché è piccolo, è fatto a mano ed è pieno di roba buona: sappiamo che il prezzo è alto ma non possiamo farci niente. Una persona in un’ora fa mezzo chilo di tortellini, una macchina 100 chili, per capirci».

Un approccio, questo, che ha superato i confini locali:

«Sono arrivate richieste fin da Singapore, ma non siamo ancora pronti, per ora distribuiamo in Italia. Abbiamo inviato tortellini pure a Lampedusa».

La qualità paga e si paga

Invece di usare la tecnologia per tagliare i costi, il pastificio la usa per crescere:

«Eravamo informatici. E stiamo sfruttando l’intelligenza artificiale invece che per ridurre il personale, per ampliarlo. Vogliamo fare tutto a mano, quindi il nostro team crescerà e stiamo raccogliendo i dati per stimare quante persone ci serviranno in più visto che vogliamo assumere a tempo indeterminato e tenerceli stretti, i nostri dipendenti una volta scelti».

I piani di espansione sono già concreti:

«Abbiamo aperto a fine ottobre e i nostri prodotti sono già nei menu di tre locali in città (La Svolta, Le Serre e Natura si di via Po). Presto ci amplieremo trasformando Sfoglia Arianna in via Misa in laboratorio per il gluten free (ci fonderemo). Gli ordini arrivano da tutta Italia e anche dall’estero. E appunto ora cerchiamo sfogline e sfoglini motivati da ingaggiare… Tanta roba se consideriamo che abbiamo aperto a fine ottobre. La risposta quindi è sì, la qualità si paga, ma paga anche».

E tu cosa ne pensi?

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