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Bologna, riapre la mensa della Caritas in via Santa Caterina

La mensa della Caritas in via Santa Caterina è ripartita a pieno regime dopo una quarantina di giorni d’interruzione. Le polemiche, però, non mancano

Mensa Caritas Bologna
Crediti immagine: Caritas Bologna

La storica mensa della Caritas situata in via Santa Caterina, in pieno centro a Bologna, ha riaperto due sere fa dopo uno stop di 40 giorni. Come riportato dal quotidiano Repubblica e da Mariateresa Mastromarino nel numero odierno di Il Resto del Carlino, il servizio è stato sospeso per poco più di un mese per permetterne il trasferimento provvisorio nella parrocchia della Beata Vergine di San Luca, in zona Barca.

Polemiche sul sovraffollamento della mensa in Santa Caterina, presa d’assalto soprattutto all’ora di cena. Il responsabile della Caritas di Bologna don Prosperini: «Non possiamo essere l’unico luogo in cui trovare un pasto la sera»

Lo spostamento provvisorio di un’iniziativa fondamentale per la comunità, che garantisce pasti caldi e fornisce aiuti alle persone più bisognose, è dovuto alle polemiche sollevate dai residenti in via Santa Caterina. Polemiche legate alla questione della sostenibilità, con la mensa che non riesce più a ricevere un numero illimitato di ospiti. Gli spazi, infatti, sono in grado di accogliere 150 coperti e l’organizzazione del servizio mensa non può permettersi di sforare.

«Quella è la nostra mensa e lì restiamo, però non possiamo offrire pasti in numero illimitato proprio per problemi di sostenibilità della zona» spiega don Matteo Prosperini, direttore della Caritas di Bologna. Quella in via Santa Caterina, in effetti, è l’unica mensa aperta in orari serali e le persone vi si concentrano tutte allo stesso momento. All’ora di pranzo, al contrario, il problema del sovraffollamento è più sostenibile. Anche Cucine Popolari e l’Antoniano, infatti, forniscono il servizio mensa.

«Con il Comune di Bologna abbiamo continuato un’interlocuzione sul tema della sera in città. Santa Caterina non può rimanere l’unica opzione, insieme con la piccola e preziosa mensa della Sacra Famiglia, per chi ha necessità di mangiare in città. Questi giorni sono stati importanti per continuare questo dialogo e per richiedere che ci siano anche altri luoghi in cui le persone possono trovare un pasto» prosegue don Prosperini.

La situazione è diventata insostenibile anche per i residenti della zona, esasperati dal sovrannumero di ospiti (alcuni dei quali in condizioni fragili o in stato di alterazione). «Per poco più di un mese ci siamo sentiti sicuri ma ora è ricominciato l’incubo – dicono – Già la prima sera abbiamo dovuto chiamare la polizia perché alcuni soggetti erano alterati» .

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