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Il lavoro non sfama più: l’Antoniano riapre «Dona una cesta»

Boom di richieste e pasti quotidiani quasi raddoppiati: mentre il carovita erode i redditi, l’ente solidale corre ai ripari sostenendo chi scivola sotto la soglia di sussistenza.

Dona un pasto Antoniano
Fonte immagine: Depositphotos

Come riportato da Il Resto del Carlino, riparte ufficialmente la campagna solidale «Dona una cesta», l’iniziativa promossa dall’Antoniano che sostiene famiglie oggi impossibilitate a garantirsi l’essenziale, in aumento anche a Bologna. Una raccolta fondi, questa, più che mai cruciale, poiché il carovita e l’inflazione stanno riposizionando i confini della povertà.

I numeri delle “nuove povertà”

I dati dell’Osservatorio Antoniano, raccolti attraverso la rete «Operazione Pane», delineano un 2025 di emergenza. A livello nazionale si registra una crescita del 4% dei nuclei assistiti, con incrementi preoccupanti per le famiglie italiane (+23%) e le mamme sole (+13%). A Bologna, (fine 2025) erano 124 le famiglie seguite stabilmente dalla struttura francescana e il numero è destinato a salire.

La mensa «Padre Ernesto» offre un riflesso e un termometro della crisi: la media quotidiana dei pasti serviti è passata in poco tempo da 200 a 300-350.

«Dati in aumento, purtroppo, già da qualche anno, per i quali non si vede una tendenza alla riduzione — spiega il frate francescano e direttore dell’Antoniano, fra Giampaolo Cavalli . Se fino a un anno fa una persona con un lavoro modesto riusciva ad arrivare in qualche modo alla fine del mese, ora non ce la fa più. […] Fa fatica anche chi un lavoro ce l’ha».

Garantire l’ordinarietà

La campagna punta a distribuire pacchi alimentari che sgravino le famiglie in difficoltà di una spesa sempre più spesso non accessibile. Secondo il direttore, donare una cesta è molto più dell’approvvigionamento di cibo:

«Significa dare un contributo molto concreto a queste famiglie, spesso con bambini, così da garantire loro un minimo di ordinarietà nella vita. Sono beni fondamentali che garantiscono il necessario e alleggeriscono un peso insostenibile».

Nonostante le 1.604 ceste consegnate lo scorso anno e gli sforzi profusi, le prospettive per il 2026 non migliorano. Tutt’altro. Fra Cavalli non usa giri di parole nel commentare lo scenario attuale, influenzato anche dalle tensioni geopolitiche globali:

«I segnali non sono buoni, il contesto internazionale ce lo sta proponendo, vorrei dire, con una certa violenza».

Fra Cavalli, in qualità anche di direttore dell’Antoniano, non può che concludere sviluppando una fotografia livida sulla missione e sugli obbiettivi della struttura:

«Il sogno di posti come l’Antoniano è di chiudere perché non ci sono più domande e bisogni. Invece i bisogni crescono e, nel nostro contesto, la crescita non è senz’altro un segnale positivo».

E tu cosa ne pensi?

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