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Il Liber Paradisus: 3 giugno 1257

Il 3 giugno 1257 veniva promulgato il “Liber Paradisus” con cui il Comune di Bologna liberava oltre 5500 servi con una scelta politica che non aveva eguali per vastità e metodo di intervento. Ma non fu solo un atto di giustizia o carità…

Liber Paradisus
Il Liber Paradisus del Comune di Bologna

Il 3 giugno 1257 il Comune di Bologna riscattò in prima persona 5585 persone che avevano lo “status” di servi: cioè erano legati alla terra che lavoravano o al lavoro che svolgevano, senza possibilità di cambiare la loro condizione (o della loro famiglia), e lo fece con il cosiddetto “Liber Paradisus”. Non era vera e propria schiavitù (sebbene ci fosse anche quella), ma ci si avvicinava molto.

Bologna allora era una delle città più grandi d’Europa (fra le prime 5-6) ed era universalmente nota per l’Università (la prima del mondo occidentale per antichità e importanza) e per tenere in prigionia Enzo Re di Sardegna, un figlio dell’Imperatore.

Ciò che veniva fatto qui aveva ripercussioni in tutta l’Europa che contava, se non altro per i racconti che i tanti studenti stranieri facevano al loro ritorno a casa e per le corrispondenze che intrattenevano.

Altre città liberarono i servi prima di Bologna

Alcuni affermano che già altre città, e citano Vercelli, Assisi e Parma, avevano liberato i servi, ma per quel che si sa non era esattamente così: queste città, Vercelli soprattutto, avevano preso provvedimenti a favore di chi, fuggendo dallo stato di servo della gleba, si era rifugiato in città (si diceva allora che “la città dava la libertà”).

Dopo un certo periodo la sua situazione veniva regolarizzata (a Parma dopo 10 anni), se c’erano determinate condizioni, e il padrone da cui era fuggito perdeva ogni diritto. Una sorta di sanatoria ex-post, una amnistia, e per il precedente proprietario una perdita pura e semplice. Norme che erano indispensabili anche per la necessità di sanare le situazioni giuridicamente irrisolte derivanti da matrimoni misti, fra servi e liberi.

La differenza tra il Liber Paradisus e le precedenti esperienze italiche

A Bologna si fece diversamente: il Comune si fece parte pro-attiva e diede danaro ai proprietari espropriati per ogni servo riscattato. Non è da trascurarsi tuttavia la circostanza che il gonfaloniere di Bologna fosse Bonaccorso da Soresina (e l’edificio è ufficialmente il Palazzo Bonacorso), già gonfaloniere di Vercelli ai tempi dei provvedimenti là presi a favore dei servi fuggiti.

Ma a Bologna si trattò di un intervento pubblico, “erga omnes”, di una vastità inusitata che riguardava più di un decimo della popolazione. Quindi peculiarissimo non solo per la vastità, ma anche e soprattutto per il modo.

Anche lo sforzo economico non fu piccolo: dalle casse comunali uscirono circa 53.000 lire; in tempi in cui la paga di un muratore era di una lira ogni 5-7 giorni di lavoro.

Il provvedimento di liberazione è un documento che contiene il nome dei proprietari indennizzati e dei servi liberati, diviso in quattro capitoli, uno per ogni quartiere. I quattro elenchi sono preceduti da preamboli “politici”, documenti quasi identici, stilati da notai:

  • Corrado Sclariti per il Prologo e San Procolo
  • Giovanni Bresciani per San Pietro
  • Ugolino Agresti per Porta Stiera
  • Bonvicino Leopardi per Porta Ravegnana

Viene scritto che il provvedimento è preso per adempiere innanzi tutto ai dettami del Cristianesimo. Il decreto prese il nome “Liber Paradisus” perché la prima parola dello scritto è proprio Paradisus.

«Paradisum voluptatis plantavit dominus Deus omnipotens a principio, in quo posuit hominem, quem formaverat, et ipsius corpus ornavit veste candenti, sibi donans perfectissimam et perpetuam libertatem» «In principio il Signore piantò un paradiso di delizie, nel quale pose l’uomo che aveva formato, e aveva ornato il suo stesso corpo di una veste candeggiante, donandogli perfettissima e perpetua libertà»
Il Liber Paradisus di Bologna

Il Liber Paradisus di Bologna (Archivio di Stato Bologna)

Liber Paradisus, un documento nobile nei modi e nello scopo

È un documento di alta nobiltà e contiene frasi come:

  • spezzare le catene della servitù
  • restituire alla libertà originaria uomini che da principio la natura generò liberi e il diritto delle genti sottopose poi al giogo della schiavitù
  • la libertà tesoro inestimabile
  • nella nostra città possano vivere solo uomini liberi

Tutte frasi impegnative e di altissimo valore. Ma di nobili documenti la cui effettiva attuazione è poi stata molto parziale e problematica è piena la storia e il “Liber Paradisus” è uno di questi. Chi vi veda solo la parte positiva di restituzione alla libertà, ne dà una lettura parziale e troppo agiografica, come se Bologna fosse diventata improvvisamente un angolo di paradiso in terra dove dominavano la virtù e la compassione.

E questo non è vero. I motivi di questo provvedimento sono anche (e molti dicono ‘solo’) altri. A suo merito va rilevato che è stato preso nel 1257, e per attuare un provvedimento analogo gli Stati Uniti d’America, pur forniti di una ottima Costituzione e di molte libertà democratiche, hanno atteso più di seicento anni, fino ai tempi di Abramo Lincoln, e dovuto impegnarsi in una terribile Guerra Civile. La Russia zarista abolì la Servitù della Gleba a fine ottocento e il Brasile la schiavitù negli stessi anni.

La liberazione non porta solo vantaggi

Tutti i provvedimenti di liberazione dalla schiavitù hanno sempre avuto contraccolpi di tipo sociale ed economico, in risposta a provvedimenti che oltre ai contenuti umanitari avevano sempre anche essi contenuti economici.

La liberazione degli schiavi d’America era sostenuto dal Nord industriale, liberista e bisognoso di mano d’opera, ed era avversato dal Sud, protezionista ed agricolo che non voleva perdere la propria forza lavoro. L’equazione semplicistica Nord=buono, Sud=cattivo non appare oggi neppure nei più brutti film sull’argomento.

Un ex schiavo del sud trapiantato a lavorare nelle industrie del Nord non stava certamente meglio in termini di fatica, fame e sfruttamento. Per lui è stato così; incomparabilmente migliore è stata la situazione dei suoi discendenti, inseriti a pieno titolo (teorico) in una società senza schiavitù.

Ma una società è veramente libera quando garantisce a tutti almeno di partire alla pari nella corsa della vita. Fra tutte le Costituzioni dell’Ottocento solo quella della Repubblica Romana si preoccupò di ciò: “La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini”.

Questo impegno è passato anche nella nostra Costituzione, all’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale… senza distinzione… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli… che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,  economica e sociale del paese”.

Lapide a ricordo del Liber Paradisus nel 750° anniversario

Lapide a ricordo del Liber Paradisus nel 750° anniversario (Comune di Bologna)

Anche a Bologna non tutte le persone liberate cambiarono realmente vita

Anche al tempo del “Liber Paradisus” moltissimi servi liberati non hanno cambiato granchè della loro vita: lavoravano per un padrone e hanno continuato a farlo, combattendo tutti i giorni della loro vita per non morire di fame. Paradossalmente, per certi versi, hanno avuto degli aggravi.

Come servi non pagavano tasse. La liberazione dalla servitù li ha trasformati sì in uomini liberi (bene inestimabile, ma di difficile comprensione per persone di assoluta ignoranza ed estrema povertà), ma anche in cittadini pagatori di imposte.

E il provvedimento di liberazione si deve leggere anche nel senso di ottenere un notevole ampliamento del numero dei contribuenti. E c’è un accenno rivelatore nel famoso preambolo: “il Comune […] vedendo che il numero dei servi aumentava così rapidamente che in breve tempo   tutta la diocesi sarebbe stata completamente piena di servi  e gli uomini liberi sarebbero rimasti   in pochi, spinto dalla pietà…”.

Perché il Liber Paradisus avvenne proprio nel 1257?

È indubbio che col “Liber Paradisus” il Comune di Bologna scrisse una pagina importante nella Storia dei Diritti Umani e nella storia delle Libertà. Prima fra le città europee, ampliando e migliorando provvedimenti parziali di altre città, in una sintesi originale. E la parola “Libertas” due volte ripetuta è giusto che stia nello stemma di Bologna.

Ma perchè nell’anno di grazia 1257 e non prima? In fondo il Cristianesimo, in nome del quale si fece l’atto, era la religione di tutti da almeno settecento anni. Perchè la società bolognese del Duecento era profondamente diversa da quella dell’Alto Medioevo e della società feudale di derivazione carolingia.

A quel tipo di società, solo agricola e suddivisa in fattorie-castelli l’una indipendente dall’altra ed in pratica autosufficienti, la servitù della gleba era assolutamente funzionale. Per la società cittadina bolognese del Duecento non lo era più, anzi era un impedimento allo sviluppo: in questo tipo di economia le merci e gli uomini debbono girare, debbono spostarsi, debbono produrre non essere solo passivi esecutori di proprietari terrieri, che in ogni tipo di società di solito fanno parte della parte più conservatrice e retrograda.

E il Comune deve avere risorse per lo sviluppo e il prestigio della città, e lo può avere solo attraverso le imposte: più cittadini liberi = più contribuenti. Tutto sotto il mantello etico-religioso fornito dalla Chiesa, uno dei puntelli fondamentali per quel tipo di società che aveva creato, nel suo silenzio quando non col suo consenso, la servitù che ora si andava ad eliminare.

E tu cosa ne pensi?

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