Picciola Galluzzi, ricca e devota vedova appartenente a una delle più note famiglie bolognesi (ancora c’è Corte Galluzzi con la torre omonima) decise di ritirarsi dal mondo per fare vita di contemplazione e preghiera. A questo scopo decise di costruire un oratorio su uno dei colli più vicini alla città, il colle di San Benedetto, più noto a noi come colle dell’Osservanza, in ricordo del marito defunto.
Racconta la leggenda, ripresa molto più tardi dai cronachisti, che la Galluzzi venne a sapere da alcuni operai impegnati nella costruzione dell’oratorio, che una colomba portava ripetutamente dei pezzetti di legno e li disponeva in forma di grande cerchio. Picciola interpretò l’evento come un segno divino, e fece costruire una chiesa sul perimetro disegnato dalla colomba, edificando in tal modo la Rotonda della Madonna del Monte. Questo sarebbe avvenuto nel 1116.

Acquerello settecentesco del complesso della Madonna del Monte (© Italia Nostra Bologna)
Picciola Galluzzi e la Madonna del Monte: dalla leggenda alla realtà
La leggenda era simile a quelle utilizzate in quei tempi per spiegare l’origine di vari santuari, ad esempio quella della nevicata avvenuta a Roma un 14 agosto che disegnò la pianta di Santa Maria Maggiore.
Ma è certo che in quegli anni una chiesa circolare sorse in quei luoghi. Dal 1170 fu uno dei luoghi più venerati della città, frequentato da San Domenico, Sant’Antonio da Padova, Dante e San Bernardino da Siena.
Dalla seconda metà del ‘300 custodì una immagine mariana, opera di Simone dei Crocefissi, la Madonna del Monte.

Madonna del monte o della vittoria (© Simone dei Crocifissi – Wikipedia)
La Madonna del Monte diviene la Madonna della Vittoria
Proprio a questo dipinto Annibale Bentivoglio attribuì la vittoria nella battaglia di San Giorgio di Piano del 14 Agosto 1443 contro le truppe dei Visconti. Da allora fu la Madonna della Vittoria. Fino a settecento inoltrato l’avvenimento veniva celebrato ogni 14 agosto con una processione a cavallo, una “cavalcata”, che dalla città saliva alla chiesa.
E questa ricorrenza era così importante che l’annuale discesa della Madonna di San Luca dal 5 luglio, data del miracolo del 1433, fu anticipata alla settimana dell’Ascensione perché non fosse troppo vicina alla cavalcata alla Madonna del Monte.
Con le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi la chiesa della Madonna del Monte, che nel tempo era diventato un importante santuario, fu laicizzata e acquistata dall’avvocato Antonio Aldini ministro di Napoleone.
Facciata di Villa Aldini (© Wikipedia)
Dalla Chiesa della Madonna del Monte a Villa Aldini
La chiesa venne demolita e al suo posto sorse Villa Aldini che noi bolognesi ben conosciamo. Ma non tutto fu demolito: l’antica Rotonda fu inglobata nella Villa e ne diventò una sala.
La Rotonda aveva un diametro di 10 metri e lungo il suo perimetro interno vi erano 19 nicchie un tempo interamente affrescate. Queste ultime, che costituiscono un unicum nel panorama artistico bolognese sono datate, da gran parte degli studiosi, al XII secolo e costituiscono forse il più antico ciclo pittorico della città.
Circa un secolo fa l’Ingegner Zucchini (seguace e continuatore di Rubbiani) ristrutturò la Rotonda e riportò alla luce sia l’originaria struttura dello spazio, sia gli antichi affreschi nelle nicchie al suo interno.

Nicchie affrescate della Rotonda (© Comune di Bologna)
La tavola della Madonna della Vittoria, invece, fu trasportata prima alla Chiesa dell’Osservanza, poi alla Certosa e, in seguito, alla Chiesa dell’Annunziata, dove rimarrà fino al 1866, per poi passare stabilmente alla Chiesa del Santissimo Salvatore in una cappella decorata da Luigi Samoggia e Alessandro Guardassoni con sculture di Giulio Cesare Conventi.

Rotonda della Madonna del Monte (© Wikipedia)
