Le monete oggi giorno rivestono sempre meno importanza, tra banconote, carte plastificate e pagamenti digitali, ma in passato erano strumento fondamentale (e non solo per il pagamento); la storia della Zecca di Bologna è un viaggio che attraversa secoli di economia, politica e arte della nostra città. E rientra nel nostro filone di approfondimenti sulla storia e sulle curiosità di Bologna.
Fondata ufficialmente alla fine del XII secolo, la zecca bolognese ha prodotto monete che oltre a facilitare il commercio hanno celebrato i Signori e i Pontefici che hanno governato Bologna, potandone nome, icone e stemmi, a spasso per l’intera Europa.
Alcuni dei luoghi della Zecca di Bologna
La Zecca di Bologna non ebbe un luogo fisso nel corso dei secoli. Nel 1200 si lavorava nella casa degli Scannabecco, nel 1350 i figli di Taddeo Pepoli battevano moneta in una loro proprietà in Strada Santo Stefano, mentre nel 1390 la sede era di fronte alle prigioni, in un’area ora occupata attualmente da Piazza del Nettuno.
Ma la Zecca fu ospitata persino nell’Albergo del Leone, all’angolo tra via delle Clavature e via de’ Toschi e addirittura in ambienti contigui ad alcune osterie.
Solo attorno al 1577/78 la Zecca trovò la sua sede stabile nella zona tra via Ugo Bassi e, appunto, l’attuale via della Zecca. Prima di concludere la sua attività, comunque, ci fu tempo per un ulteriore trasloco, in un ex convento in via delle Lame.

Zecca di Bologna – Mezzo Bolognino del 1755 (© Simone Zanetti)
Alcune tappe della monetazione bolognese
La prima monetazione bolognese risale al 12 febbraio 1191, quando l’Imperatore Enrico VI concesse al Comune il diritto di battere moneta di lega.
Nel 1236 Federico II estese il privilegio anche alla coniazione di monete d’argento ma solo nel 1381 Bologna sarà libera di battere monete anche d’oro. In quell’anno nacque il Bolognino d’oro, evento che in città venne festeggiato in modo oltremodo fastoso.
Le monete non erano solo materiale di scambio, ma anche di propaganda, con un valore artistico riconosciuto già all’epoca: nel 1494, Giovanni II Bentivoglio ordinò dei conii incisi addirittura da Francesco Raibolini, detto il Francia, un artista già estremamente famoso.
La possibilità di battere moneta, e poterla battere persino d’oro, era l’apice dell’autonomia politica ed economica a cui poteva aspirare una città. Non era solo prestigio, era anche una possibilità concreta di gestire la propria economia.

Zecca di Bologna – Scudo in Argento 10 Paoli 1796 (© Simone Zanetti)
Curiosità sulla Zecca e monetazione di Bologna
Abbiamo già citato Francesco Francia, che incise i ritratti di Giovanni II Bentivoglio che ancora oggi sono ammirati per la loro bellezza, ma in quanti direbbero che il Biscione milanese è stato uno dei simboli della nostra monetazione?
Ebbene, quando i Visconti governarono Bologna (1350) imposero ovviamente il loro celebre “biscione” anche sulle monete battute nella nostra città.
Altra curiosità sono le monete “bruciate”: nel 1439 vennero battuti una grande quantità di Quattrini al di fuori della città ma con lo stemma di Bologna. Nonostante la qualità del materiale, erano però illegittimi visto che non erano battuti dalla Zecca, e una volta scoperti furono fusi.
Interessante poi le monete introdotte da Paolo IV, chiamate “Gabelle”, perché erano quelle destinate proprio al pagamento dei dazi alle porte della città.
Infine, impossibile non citare il motto “Bononia Docet”, presente sulle monete per lungo tempo e che ancora oggi è rimasto nella parlata bolognese. L’adagio ribadiva l’importanza e l’eccellenza cittadina con un richiamo neanche troppo velato al proprio Studium.

Zecca di Bologna – Mezzo Baiocco del 1844 (© Simone Zanetti)
Catalogo delle principali monete battute a Bologna
In chiusura, per gli appassionati o anche solo i curiosi, ecco la lista delle principali monete battute a Bologna.
Monete d’Oro:
- Bolognino d’oro (o Ducato): Introdotto nel 1381, valeva inizialmente 40 bolognini.
- Doppie, Triple e Zecchini: Coniazioni successive che includevano anche mezze doppie e quartini.
- Scudo d’oro: Battuto sotto vari pontefici, tra cui Giulio II e Clemente VII.
Monete d’Argento
- Bolognino Grosso: Apparso nel 1236, equivaleva a un soldo (12 bolognini piccoli).
- Pepolesca (o Picchione): Introdotta da Taddeo Pepoli nel 1338, raffigurava San Pietro.
- Testone, Piastra e Giulio: Monete di modulo maggiore diffuse in epoca pontificia.
- Gabelle: Monete per il pagamento dei dazi alle porte cittadine emesse nella metà del 1500
- Carlino e Bianco: Monete d’argento di valore inferiore, spesso legate a specifiche riforme monetarie.
- Scudo d’argento: Monete battute sotto vari pontefici
Conii di Lega e Rame
- Bolognino Piccolo: La moneta base della vita cittadina di Bologna, vennero coniati anche come mezzi.
- Quattrino, Baiocco e Bagarone: Monete destinate alla circolazione quotidiana e ai piccoli scambi.
- Muragliola: Moneta di lega che nel tempo vide variare il suo peso e contenuto d’argento.
