Seguici su

Ciao, cosa stai cercando?

Bologna e dintorni

Commercianti e ristoratori in crisi, l’allarme di Confesercenti: «Dopo mezzanotte Bologna si spegne»

Nel capoluogo emiliano la ristorazione e il commercio di vicinato sono alcuni dei settori più in crisi: le parole degli esercenti e delle associazioni di categoria

Ristoranti e ristorazione di Bologna
Un locale a Bologna (Fonte immagine: Depositphotos)

Serrande abbassate, strade e piazze vuote, pochissimi locali aperti e poca gente in giro, soprattutto alla sera e di notte: è questa la fotografia che il Corriere di Bologna e Repubblica danno per raccontare la crisi della ristorazione e del commercio di vicinato che ha colpito la città. In questi giorni scrivevamo come i piccoli commercianti e i ristoranti stiano subendo cali di fatturato a causa dell’aumento dei costi, della diminuzione dei consumi e di un tipo di turismo che cerca di risparmiare di più. In poche parole, un quadro per niente roseo che ha portato moltissime attività a chiudere i battenti.

A Bologna la ristorazione e il commercio di vicinato sono due dei settori più in crisi. Arriva l’allarme degli esercenti e delle associazioni di categoria: «Dopo mezzanotte non c’è più niente, è morta la città notturna»

Nell’area metropolitana sono ben 1.360 le attività commerciali che hanno chiuso negli ultimi sei anni. Nello stesso periodo, i negozi ad aver alzato bandiera bianca all’interno del Comune di Bologna sono 683, tra cui molte botteghe storiche del centro cittadino. Dal 2019 al 2025, anni caratterizzati anche dalla pandemia da Covid, il capoluogo emiliano ha perso quasi 700 esercizi commerciali, con una perdita equivalente a 102 milioni di euro.

La differenza sostanziale si nota passando per le vie del centro durante la notte. «È morta la città notturna, dopo mezzanotte non c’è più niente. Probabilmente le ragioni sono varie. Ci sono sicuramente meno studenti, specialmente dopo il Covid. I turisti non sono frequentatori notturni perché chiaramente vanno a letto abbastanza presto e la vita in città dei bolognesi si è spostata ed è invecchiata. La sensazione è che i giovani siano molto più casalinghi rispetto alle generazioni precedenti» è l’interpretazione del presidente di Confesercenti Bologna Massimo Zucchini, proprietario del famoso pub Celtic Druid in via Caduti di Cefalonia.

«La sensazione – prosegue Zucchini – è che calando la frequentazione delle persone che utilizzavano la città per divertimento, è aumentata l’insicurezza di coloro che invece la utilizzavano per altri motivi. Il commercio fa sicurezza, di giorno e di sera. La frequentazione della città notturna è radicalmente cambiata: a differenza di pochi anni fa, ora dopo la mezzanotte non c’è più tanta vita. Moltissimi locali sono chiusi e i pochi aperti, chiaramente, lavorano un po’ di più. La percezione del calo delle presenze, però, resta».

Veduta del centro di Bologna e di alcune torri (Frank Wesneck - Pexels)

Veduta del centro di Bologna e di alcune torri (© Frank Wesneck – Pexels)

L’iniziativa di Confesercenti per tutale i piccoli commercianti: servono 50mila firme

Il quotidiano Il Resto del Carlino, intanto, segnala un’iniziativa pensata da Confesercenti per aiutare il commercio di vicinato: una legge di iniziativa popolare chiede di creare delle cosiddette Zes, ovvero Zone Economiche Speciali in cui i negozi di prossimità possono godere di agevolazioni economiche e sgravi fiscali. Per poter andare in porto, l’iniziativa deve raggiungere 50mila sottoscrizioni a livello nazionale. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore, l’assessora al Commercio del Comune di Bologna Luisa Guidone e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale hanno già firmato il documento. I numeri, in effetti, sono preoccupanti: Confesercenti lancia l’allarme sul fatto che in tutta Italia 111mila attività hanno chiuso dalla pandemia in poi.

E tu cosa ne pensi?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *