Seguici su

Ciao, cosa stai cercando?

Magazine

EMERSON, LAKE & PALMER – TRILOGY

“Trilogy” è uno degli album più rappresentativi del prog rock, in cui la band raggiunge un equilibrio quasi perfetto tra virtuosismo, sperimentazione e sensibilità melodica.

Emerson, Lake & Palmer - Trilogy ©Creative Commons
Emerson, Lake & Palmer - Trilogy ©Creative Commons

Uscito il: 23 Giugno 1972
Etichetta: Island Records
Numero di catalogo: ILPS9186
Durata: 40’56”

TRACCE
Lato A
The Endless Enigma, Part 1 – 6:37 (Keith Emerson, Greg Lake)
Fugue (strumentale) – 1:57 (musica: Emerson)
The Endless Enigma, Part 2 – 2:00 (Emerson, Lake)
From the Beginning – 4:14 (Lake)
The Sheriff – 3:22 (Emerson, Lake)
Hoedown (Taken from: Rodeo – strumentale) – 3:48 (musica: Aaron Copland, arr. Emerson, Lake & Palmer)
Lato B
Trilogy – 8:54 (Emerson, Lake)
Living Sin – 3:11 (Emerson, Lake, Carl Palmer)
Abaddon’s Bolero (strumentale) – 8:13 (musica: Emerson)

Londra, Ottobre 1971.
Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer prendono una pausa dal tour promozionale del loro ultimo album, Tarkus, e si chiudono in studio per registrare nuovo materiale.
Il produttore è lo stesso Lake che, ovviamente, lascia ampio spazio alla creatività dei suoi preparatissimi colleghi.
Il clima è di grande serenità, nonostante le false voci, apparse sul New Musical Express, di scioglimento della band, smentite prontamente dagli stessi membri.
Gli studi scelti sono gli Advision, proprio nel cuore di Londra e da quelle mura uscirà un vinile destinato a rimanere nella storia.
Per la copertina è stato contattato nientemeno che Salvador Dalì ma il compenso richiesto dall’artista – 150.000 Dollari – è stato giudicato eccessivo e il lavoro è stato affidato allo studio grafico Hipgnosis.
Il brano di apertura, The Endless Enigma (Part One), introduce immediatamente un’atmosfera misteriosa e inquieta. Dal punto di vista musicale è costruito su un intricato dialogo tra il pianoforte di Emerson e la sezione ritmica, con continui cambi di tempo e dinamica che evocano una tensione quasi narrativa. Il testo è criptico, come suggerisce il titolo stesso, e ruota attorno all’idea dell’enigma esistenziale, lasciando spazio a interpretazioni piuttosto che offrire un messaggio lineare. La breve sezione centrale strumentale, Fugue, è una dimostrazione di abilità tecnica: Emerson costruisce una fuga in stile barocco, filtrata però attraverso sonorità moderne e sintetizzatori, creando un ponte tra musica classica e rock progressivo. Questo segmento sfocia poi in The Endless Enigma (Part Two), che riprende i temi iniziali ma con maggiore intensità, chiudendo il cerchio con un senso di inquietudine irrisolta.
Segue From the Beginning, uno dei brani più celebri del gruppo. Qui la band abbandona la complessità per concentrarsi su una struttura più lineare e acustica. La chitarra di Lake domina l’arrangiamento con un arpeggio delicato e ipnotico, mentre la sua voce esprime un tono malinconico ma diretto. Il testo parla di una relazione sentimentale finita, raccontata con rassegnazione e chiarezza emotiva, quasi in contrasto con l’oscurità del brano precedente. L’assolo di sintetizzatore di Emerson, pur essendo tecnicamente raffinato, resta misurato e perfettamente integrato nella canzone.
The Sheriff introduce invece un cambio di atmosfera più leggero e ironico. Musicalmente richiama sonorità western, con un ritmo vivace e arrangiamenti che imitano quasi una marcia caricaturale. Emerson utilizza il pianoforte in modo giocoso, mentre la sezione ritmica sostiene un andamento incalzante ma non complesso. Il testo racconta una sorta di storia da frontiera, con toni volutamente sopra le righe, dimostrando il lato più umoristico e teatrale della band, e funge quasi da preludio alla successiva Hoedown, un adattamento di un brano tratto dal balletto Rodeo di Aaron Copland. Qui il gruppo spinge sull’energia e sulla spettacolarità: il tema folk americano viene trasformato in una cavalcata rock dominata dal Moog di Emerson, che ne amplifica il carattere festoso e ritmico. Essendo un brano strumentale, l’aspetto narrativo è affidato interamente all’arrangiamento, che alterna momenti di grande impatto a passaggi più controllati, mantenendo però sempre una forte spinta dinamica.
Con Trilogy si entra nel cuore concettuale dell’album. È una composizione articolata, che alterna sezioni liriche e momenti più energici. L’introduzione è delicata, quasi sognante, con il pianoforte che accompagna la voce di Lake in un’atmosfera sospesa. Il testo ha un carattere poetico e simbolico, evocando immagini di trasformazione e rinascita. A metà brano, però, la musica cambia improvvisamente: la band accelera, introduce ritmi più serrati e passaggi tecnicamente complessi, quasi a rappresentare una frattura emotiva o una presa di coscienza. Il contrasto tra le due parti è uno degli elementi più riusciti dell’intero disco.
Living Sin riporta l’ascoltatore su territori più oscuri e aggressivi. Il basso distorto di Lake e l’organo di Emerson creano un suono più pesante, quasi proto-metal, mentre la batteria di Palmer spinge con energia. Il testo affronta temi legati al senso di colpa e alla trasgressione, con un tono cupo che si riflette perfettamente nell’arrangiamento. È uno dei brani più diretti dell’album, ma non per questo meno sofisticato.
Il disco si chiude con Abaddon’s Bolero, una composizione strumentale costruita su una struttura di crescendo ispirata al celebre Boléro di Maurice Ravel. Emerson stratifica progressivamente strumenti e timbri, partendo da un tema semplice e ripetitivo che si arricchisce man mano fino a raggiungere un climax potente. L’uso del Moog e delle sovraincisioni crea un effetto quasi orchestrale, dimostrando ancora una volta la capacità del gruppo di fondere linguaggi diversi. Il titolo richiama l’Abaddon biblico, suggerendo un’immagine apocalittica che si traduce musicalmente in una tensione crescente e inevitabile.

ACCOGLIENZA

Robert Christgau, su Newsday, affermerà che “chiunque acquisti un disco che divide una composizione chiamata The Endless Enigma in due parti distinte se lo merita”.
Billboard elogerà l’album per la “progressione costante” di Keith Emerson al sintetizzatore Moog, mentre Cashbox definirà il gruppo “il trio più esplosivo del rock”, trovando From The Beginning particolarmente accattivante e prevedendo che l’album “sarebbe entrato nella top ten in men che non si dica”.
Tony Palmer sull’Observer scriverà invece che il gruppo “dimostra uno straordinario grado di pomposità con poca o nessuna immaginazione creativa a giustificare tutto quel rumore e quella furia”.
Trilogy rappresenta un punto di equilibrio tra fruibilità e ambizione artistica. Rispetto ad altri lavori più estremi della band, qui ogni sperimentazione è bilanciata da una forte attenzione alla melodia e alla struttura, rendendo l’album uno dei più completi e apprezzati nella discografia della band.
Sarà #2 in UK e #5 in USA, regalando al trio due dischi d’oro.

E tu cosa ne pensi?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *