Il consiglio letterario di oggi è “Il codice del Quattro”, di Ian Caldwell e Dustin Thomason, un libro che è ormai in giro da parecchi anni e ha avuto varie ristampe, ma che può essere interessante ancora oggi, visto che la sua storia non è certamente “a tempo”.
Parliamo di un romanzo il cui genere sta tra il thriller e lo storico, visto che si parla di due studenti di Princeton con l’ossessione per la decifrazione del testo rinascimentale “Hypnerotomachia Poliphili”, volume realmente esistente e pubblicato a Venezia nel 1499. Famoso per il linguaggio criptico, illustrazioni simboliche e una struttura volutamente enigmatica. La prima versione in inglese dell’Hypnerotomachia è stata tradotta proprio dopo la fortunata uscita de “Il codice dei Quattro”.

Copertina del libro “Il codice del Quattro”
Il codice del Quattro
Nel romanzo, si ipotizza che l’Hypnerotomachia Poliphili nasconda un messaggio cifrato legato a un segreto storico di enorme portata. Segreto così importante per cui Paul, uno dei due protagonisti, è pronto a dedicare la propria vita a questa ricerca, proseguendo il lavoro del padre che è morto proprio mentre studiava il medesimo volume.
Il tentativo è anche quello di riabilitare il padre, indicato da tutti come un visionario ossessionato dal libro. Nel suo compito viene aiutato dall’amico Tom e da un altro studente di nome Gil, un matematico che li aiuterà a trovare degli schemi nascosti nel testo. L’ipotesi è infatti che vi sia un messaggio cifrato che porti a un complotto politico e a un mistero legato alla Roma rinascimentale. L’Hypnerotomachia passa così da allegoria a vera mappa criptata.
Chiaramente riusciranno a decifrare il codice e trovare questo segreto, e non sarà un percorso né semplice né scevro di pericoli. Ma attenzione, perché se è vero che dovranno superare sfide logiche, matematiche e pericoli più materiali, il focus alla fine sarà il rapporto tra i personaggi e quali saranno i risvolti morali e pratici delle loro scelte.
Un libro non adatto a tutti insomma, perché l’ottima idea degli enigmi e dell’utilizzo di un libro criptico realmente esistente, a volte si affianca quella che per qualcuno potrebbe essere pesantezza e lentezza narrativa. Io, però, onestamente mi sento di consigliarlo un po’ a tutti. In fondo, deve parecchio a libri come “Il nome della rosa” e “Il codice da Vinci” e con le dovute proporzioni ne ricorda alcune sensazioni.
