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Richard Wagner a Bologna: La rivoluzione musicale e il legame con la nostra città

In una puntata di “Largo Respighi”, che potete riascoltare in podcast, il Maestro Sperandio ci ha parlato della musica di Richard Wagner e della Cittadinanza Onoraria concessagli da Bologna, città che era assai piaciuta al genio tedesco

Richard Wagner al Teatro Comunale di Bologna, immaginato dall'Intelligenza Artificiale
Richard Wagner al Teatro Comunale di Bologna, secondo l'Intelligenza Artificiale

La musica classica non ha età ed allo stesso modo non ce l’ha il podcast di “Largo Respighi” del Maestro Fabio Sperandio che proprio di questa musica ci parla; oggi, infatti, riprendiamo una sua puntata del passato per parlare di Richard Wagner a Bologna.

La storia della musica in Italia ha infatti un capitolo fondamentale proprio sotto i portici, quando il compositore tedesco che ha scosso l’opera ottocentesca è passato dalla nostra città, innamorandosene. Non solo, spesso parliamo di bolognesi e non bolognesi divenuti famosi, ebbene, Wagner è cittadino onorario di Bologna.

1872: Wagner Cittadino Onorario di Bologna

Chiaramente il punto più alto del legame tra il compositore e il capoluogo emiliano è rappresentato proprio dal riconoscimento della cittadinanza onoraria, conferita a Wagner il 31 maggio 1872. Questo evento non fu solo un atto formale ma un riconoscimento politico e culturale di enorme portata, che evidenziò anche l’amore del tedesco per la nostra città e viceversa.

Pochi giorni prima di questo riconoscimento Wagner aveva posto la prima pietra del suo teatro a Bayreuth, segnando l’inizio di una nuova era per il teatro musicale basata sull’idea di “opera d’arte totale” (Gesamtkunstwerk). E mentre il resto d’Italia guardava con sospetto alle sue innovazioni, Bologna lo accoglieva come un “concittadino”.

Bologna, porta d’ingresso di Wagner in Italia

Nel 1871, figure come Camillo Casarini ed Enrico Panzacchi decisero di dare nuova vitalità alla città portando in scena la musica del “tedesco” nonostante fosse estremamente discussa e contraria ai gusti italiani dell’epoca. Ma la scelta fu giusta.

Il successo fu infatti travolgente e generò non poca invidia nelle altre grandi città italiane come Milano, Venezia e Firenze. Bologna si aggiudicò ben cinque prime italiane delle opere wagneriane:

  • Lohengrin (1871): Il debutto assoluto in Italia che scatenò un tale interesse da far accorrere spettatori da tutta la penisola, tra cui Giuseppe Verdi;
  • L’Olandese Volante (1877): Un’opera che, nonostante le difficoltà della lingua e la lunghezza, confermò il coraggio del pubblico bolognese;
  • Tannhäuser: Un’opera carica di temi legati alla tradizione germanica e alla filosofia romantica;
  • Tristano e Isotta (1888): Caratterizzata dal celebre “accordo del Tristano” e da un uso innovativo dei leitmotiv;
  • Parsifal (1914): Bologna ottenne la prima europea (al di fuori di Bayreuth) battendo Roma sul tempo per una manciata di ore.
Bassorilievo di Wagner al Teatro Comunale di Bologna

Bassorilievo di Wagner al Teatro Comunale di Bologna (© Silverio Montaguti – Museo del Risorgimento di Bologna)

Giuseppe Verdi e Richard Wagner assieme al Comunale di Bologna

Un aneddoto affascinante raccontato dal Maestro Sperandio nel corso della puntata riguarda la presenza di Giuseppe Verdi alla prima del Lohengrin a Bologna. Sebbene Verdi riconoscesse privatamente la genialità di Wagner pubblicamente mantenne un atteggiamento critico, accusando il collega di eccessiva prolissità e arrivando a definirlo “matto” in alcune lettere. Tra l’altro, durante quella storica serata bolognese il pubblico riconobbe Verdi e gridò il classico “Viva Verdi!”.

L’eredità di Wagner oggi

Ancora oggi, Bologna ricorda il suo cittadino onorario. Il Maestro Sperandio evidenzia come il Teatro Comunale di Bologna continui la tradizione che unisce “prime volte a Bologna”, citando le recenti esecuzioni del Ring dirette da Oksana Lyniv, la prima donna a dirigere nel tempio wagneriano di Bayreuth.

Bologna non è stata solo una tappa nella vita di Wagner: il compositore sarebbe voluto tornare in città, ma morì prima di poterlo fare mentre era a Venezia. Sotto le due torri “tempesta e libertà” avevano trovato una casa accogliente e un pubblico capace di comprenderle, e Wagner se ne era accorto.

E tu cosa ne pensi?

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