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SMITHEREENS – BLOW UP

Con Blow Up gli Smithereens spingono il college-rock ad un salto di qualità decisivo.

©The Smithereens - Blood And Roses
©The Smithereens - Blood And Roses

Uscito il/nel: 10 Settembre 1991
Etichetta: Capitol
Numero di catalogo: C1-94963
Durata: 47′ 58″

TRACCE (testi e musiche di Pat DiNizio eccetto ove indicato)
Lato A
Top of the Pops 4:32
Too Much Passion 4:35
Tell Me When Did Things Go So Wrong 2:22
Evening Dress 3:12
Get a Hold of My Heart (DiNizio, Diane Warren) 4:22
Indigo Blues 4:58
Lato B
Now and Then (Jim Babjak) 3:50
Girl in Room 12 3:22
Anywhere You Are 3:44
Over and Over Again 3:17
It’s Alright 3:45
If You Want the Sun to Shine (DiNizio, Julian Lennon) 5:58

Los Angeles, California, 1991.
Se c’è qualcuno che ha le idee chiare è Pat DiNizio.
Ha preparato tutto con cura, ha stabilito dei contatti e allacciato collaborazioni importanti: per il quarto disco in studio della sua band vuole il massimo.
Lui e i suoi compagni – tutti originari di Carteret, New Jersey – sono reduci dal buon successo del precedente 11 e sono fermamente intenzionati a compiere il salto di qualità.
Già a partire dalla copertina, affidata ad un mostro sacro delle locandine cinematografiche, Saul Bass, che ha firmato tra le altre quelle di Psycho, La Donna Che Visse Due Volte e West Side Story.
Poi i turnisti: oltre ai fidati bandmates Jim Babjak (chitarra), Mike Mesaros (basso) e Dennis Diken (batteria), sono stati reclutati musicisti del calibro del tastierista Kevin Savigar, del percussionista Alex Acuña e del sassofonista Steve Berlin, oltre al gruppo vocale dei Cowsills e un’importante sezione archi.
Il making dell’album è segnato da una certa pressione creativa: il produttore Ed Stasium dedica una maggiore attenzione ai dettagli sonori e agli arrangiamenti, con un approccio più stratificato e meno istintivo.
Pat DiNizio, principale autore dei brani, attraversa un periodo personale complesso, e questo si riflette nei testi, spesso malinconici, ossessivi e intrisi di relazioni complicate. L’influenza dei Beatles resta evidente, ma filtrata attraverso un mood più cupo e urbano.
L’album si apre con Top of the Pops, un brano ironico e pulsante che gioca con il mito della celebrità musicale, costruito su riff incisivi e un ritornello accattivante ed è evidente il riferimento all’omonimo programma televisivo britannico.
Subito dopo, Too Much Passion spinge sul lato più aggressivo della band, con un’energia quasi hard rock che contrasta con il testo carico di tensione emotiva.
Tell Me When Did Things Go So Wrong rallenta il ritmo e introduce una vena più malinconica, con melodie eleganti e una struttura quasi classica che richiama le ballate britanniche degli anni ’60 ed è la prima canzone apertamente politica della band su “ciò in cui la società si è trasformata”.
Evening Dress è ispirata a un racconto dello scrittore giapponese Yukio Mishima mentre Get a Hold of My Heart, scritta a quattro mani con Dianne Warren che in seguito firmerà uno dei più grandi successi degli anni ’90, I Don’t Wanna Miss A Thing degli Aerosmith, vede ai cori Carlene Carter, figliastra di Johnny Cash.
Indigo Blues, che chiude il lato A, è un episodio particolare, quasi un omaggio al blues più classico, venato comunque da una sottile ironia, con la determinante presenza al sassofono di Steve Berlin de Los Lobos.

In Now and Then, primo brano del lato B, emerge una dimensione nostalgica, dove DiNizio riflette sul passato con un tono dolceamaro, ed è forse il brano che più di tutti sincretizza tutte le influenze musicali della band.
Girl In Room 12 costruisce un clima quasi cinematografico, come se il narratore stesse osservando la scena da una certa distanza. La ragazza non è mai descritta in modo diretto o completo: resta una figura enigmatica, quasi un simbolo più che un personaggio reale, nel tipico stile della scrittura di DiNizio, che spesso preferisce suggerire piuttosto che spiegare.
Anywhere You Are ruota attorno all’idea della lontananza, fisica ed emotiva. Il titolo stesso suggerisce una presenza che persiste nonostante l’assenza: si tratti di una relazione finita, di un amore impossibile o di qualcuno semplicemente irraggiungibile, il senso dominante è quello di un legame che continua a esistere anche quando non può più concretizzarsi nella realtà.
In Over And Over Again il protagonista è intrappolato in una relazione o in uno schema mentale da cui non riesce a uscire: un tema che l’autore esplorerà anche in altre produzioni.
It’s Alright riporta invece una certa leggerezza, pur mantenendo una sottile inquietudine di fondo. If You Want the Sun to Shine, scritta con Julian Lennon, chiude l’album ed è anche uno dei momenti più intensi, una ballata oscura e atmosferica che mette in risalto la capacità della band di costruire tensione emotiva attraverso dinamiche controllate.

L’ACCOGLIENZA

La critica è positiva, Dubois Daniels, su OffBeat, scrive “gli Smithereens mantengono la loro combinazione di melodie vocali pop su grandi chitarre croccanti, ma aggiungono tastiere e archi sulla maggior parte dei tagli. L’album è molto più morbido rispetto ai loro album precedenti e la band sembra aver scambiato parte del proprio vigore con un suono più pop… ma il suono pop non ha preso il sopravvento completamente.”
Wayne King di Rolling Stone: “per coloro che scrollano le spalle definendoli irrimediabilmente retrò, il gruppo fa mosse come invitare i Cowsills a cantare come accompagnamento su una canzone di Blow Up, un gesto così distorto da essere bello o semplicemente patetico, ma liquidare gli Smithereens come semplici revivalisti sarebbe sbagliato.”
Il disco non avrà il riscontro commerciale sperato ma Blow Up non cerca il successo immediato, piuttosto costruisce un percorso più complesso e meno lineare, nel tempo è stato rivalutato come uno dei dischi più profondi degli Smithereens.
Nel complesso, è un album che segna una transizione: meno radiofonico, più introspettivo, e proprio per questo capace di mostrare una band in evoluzione, alle prese con le proprie ombre senza rinunciare alla forza delle proprie radici melodiche, meno immediato, ma ricco di sfumature emotive e sonore.

E tu cosa ne pensi?

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