Ieri e oggi i medici di famiglia hanno indetto uno sciopero per protestare contro contro la riforma della sanità territoriale, riforma che li costringerebbe a turni massacranti anche da 17-18 ore. Come riportato dal quotidiano Repubblica, dunque, in questi due giorni i camici bianchi aderenti ai sindacati Snami e Smi non hanno garantito le proprie prestazioni dalle 9 alle 20, con il rischio di lasciare i propri pazienti senza assistenza medica in quella fascia oraria.
In Emilia-Romagna hanno aderito allo sciopero 700 medici di famiglia. Snami: «Questi turni lunghissimi sono un pericolo per i pazienti stessi»
Lo sciopero indetto dalla Smi (Sindacato Medici Italiani) ha coinvolto medici di base in tutta Italia: solo in Emilia-Romagna i professionisti che hanno aderito sono 700, di cui 200 a Bologna. Le motivazioni, però, sono tutt’altro che banali: l’obiettivo, infatti, era attirare l’attenzione sui lunghissimi turni di lavoro dei nostri medici curanti.
«La nuova organizzazi0ne può sommare fino a 38 ore di attività oraria all’assistenza dei propri pazienti, prevedendo anche attività notturne e festive e comprimendo autonomia professionale e rapporto fiduciario. Si può dover lavorare la notte e dover poi garantire durante il giorno l’assistenza ai propri pazienti» ha detto Roberto Pieralli, presidente regionale di Snami (il sindacato di categoria che ha organizzato lo sciopero in Emilia-Romagna). Turni da 17 o 18 ore consecutive che «mettono a rischio la sicurezza del paziente perché dopo una notte di lavoro la mattina dopo in ambulatorio non sei lucido» e che vanno anche contro le direttive europee che impongono il riposo dopo un turno di notte.
Questi turni massacranti sono un pericolo non solo per i pazienti stessi, ma anche per l’intera categoria dei medici di base. «Di questo passo a fare il medico di base rimarrà solo chi non ha le competenze per riciclarsi nel privato. Nessuno vorrà più fare questo lavoro» prosegue Pieralli. «Quest’anno in Emilia-Romagna sono state bandite 1.442 zone carenti, sono arrivate 250 domande e i colleghi pronti ad assumere l’incarico sono 187. Vedremo chi effettivamente aprirà l’ambulatorio, perché il sistema non è sostenibile per i giovani colleghi che si stanno costruendo una famiglia o per chi ha figli piccoli o qualcuno da assistere» sono le parole della vicepresidente della Snami di Modena Marianna Mortello.
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