Solo il 16% delle Pmi utilizza strumenti di AI, mentre la carenza di competenze resta uno dei principali ostacoli. In Emilia-Romagna crescono gli investimenti, ma il sistema produttivo deve accelerare per non perdere competitività.

Quante imprese utilizzano davvero l’AI?
La diffusione dell’intelligenza artificiale nelle aziende emiliano-romagnole procede, ma a ritmi ancora insufficienti. Secondo uno studio Assintel Confcommercio, appena una Pmi su sei del terziario utilizza almeno una piattaforma di AI. Una percentuale analoga riguarda la manifattura italiana e anche quella regionale, nonostante l’Emilia-Romagna sia tra i territori più digitalizzati. Il confronto europeo evidenzia il ritardo: la Danimarca, per esempio, arriva al 42%. «Anche se partiti tardi -assicura il direttore generale di Nomisma Andrea Bontempi-siamo ancora in tempo a recuperare. Ma bisogna fare in fretta».
Il problema è davvero soltanto tecnologico?
A frenare soprattutto le imprese più piccole è la mancanza di competenze. Per quasi il 30% delle aziende dei servizi e del terziario e per il 60% della manifattura, questo rappresenta il principale ostacolo. Da qui il progetto annunciato da Sonia Bonfiglioli insieme alla Fondazione Aldini Valeriani: mappare le professionalità necessarie e costruire percorsi formativi coinvolgendo anche Its e lauree professionalizzanti. «Ma il primo gradino da superare non è tanto il cambiamento tecnologico, ma umano, di nuova consapevolezza in rapporto con la macchina».
Quale futuro per le imprese?
Gli investimenti regionali raccontano comunque una crescita: dai 48,5 milioni di euro del 2023 si punta ad arrivare a 145 milioni nel 2027. Intanto Confindustria e Nomisma lanceranno il 16 e 17 ottobre il forum “AI.dea – Forum di Varignana”, destinato a diventare annuale. Per Andrea Bontempi la trasformazione richiede anche collaborazione: le aziende dovranno «cominciare a ragionare per filiera, condividendo le informazioni». Per le realtà più piccole, invece, il rischio di restare indietro resta concreto.
