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Fotovoltaico, Guardia di Finanza e Procura di Bologna svelano maxi truffa

A Bologna è stata scoperta un’enorme frode del settore fotovoltaico: 6.000 le vittime, per un valore di 7,5 milioni di dollari in criptovalute

Fotovoltaico, Guardia di Finanza di Bologna scopre maxi truffa
Fonte immagine: Depositphotos

La Guardia di Finanza, con il sostegno della Polizia di Stato e il coordinamento della Procura di Bologna, ha svelato una maxi truffa ai danni di 6.000 persone che hanno investito nel fotovoltaico: con un valore di 7,5 milioni di dollari in criptovalute, si tratta di una delle più grandi frodi di questo genere scoperte in Italia. A riportarlo sono anche Repubblica e Nicoletta Tempera su Il Resto del Carlino.

La Guardia di Finanza, con il coordinamento della Procura di Bologna, sequestra 7,5 milioni di dollari in criptovalute: 6.000 le vittime della truffa del settore fotovoltaico

Come scritto dal quotidiano bolognese, l’enorme truffa di livello internazionale ha coinvolto migliaia di persone che avevano deciso di investire nel settore del fotovoltaico. In base a quanto ricostruito, i criminali spingevano i risparmiatori a versare il proprio denaro su impianti di energia green all’estero, che poi si sono rivelati inesistenti. Nel frattempo i soldi venivano convertiti in criptovalute, le preziosissime monete digitali, con l’obiettivo di impedirne la tracciabilità e favorirne il riciclaggio.

La cosiddetta operazione “Cagliostro” era iniziata nel 2025 e finalmente è arrivata a un punto di svolta. Le forze dell’ordine hanno sequestrato l’equivalente di 7,5 milioni di dollari in valute virtuali, una delle cifre più alte mai scoperte in Italia. La truffa del fotovoltaico, nota anche con il nome di caso “Voltaiko”, si basava sullo schema Ponzi, un sistema fraudolento che promette agli investitori rendimenti elevati con rischi nulli.

Su tutto il territorio nazionale sono 6.000 i risparmiatori coinvolti. I soldi degli investimenti finivano invece in 95 conti correnti, ora congelati grazie alla Polizia di Stato, alla Polizia Postale dell’Emilia-Romagna, alla Guardia di Finanza di Bologna e alla Procura di Stato del capoluogo emiliano. Sequestrati anche beni di lusso per un valore di milioni di dollari, tra cui due ville nel riminese.

 

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